A. L’acqua potabile. Tre civiltà — ed è titolo di gloria indiscussa per tutte tre — hanno lasciato a Creta durevole ricordo delle assidue cure dedicate al problema delPapprovvigionamento dell’acqua potabile: la romana, la veneta e la turca. Forse nelle lontane età del suo più fulgido splendore, la natura stessa del suolo ed il clima dell’isola meglio provvedevano ai bisogni della popolazione, emanando, di fra i monti tuttora coperti di vegetazione, più copiose, più durevoli, più sane le sorgenti delle acque. Certo si è che i primi imponenti ruderi di colossali condutture risalgono soltanto all’epoca della conquista romana, quando le condizioni ormai decadute di Creta rendevano ormai indispensabile il vigoroso concorso dell’opera umana per garantire ai nuovi dominatori quegli agi di costumanze civili ai quali gli acquedotti e le terme di Roma li avevano troppo abituati. Ma quando al torpore del lungo periodo bizantino subentrò la novella signoria dei Veneziani, le antiche opere idrauliche dei progenitori romani dovevano essere, se non distrutte del tutto, rese ormai inservibili: nel mentre stesso che non soltanto le necessità della vita quotidiana e le esigenze dell’agricoltura, ma ben anche il bisogno di assicurare alle fortezze le perenni provviste dell’acqua e l’opportunità di poterne rifornire le navi di passaggio dai porti, reclamavano vasti provvedimenti in tale senso. Il disastroso periodo della guerra contro il Turco cagionò di bel nuovo una notevole diminuzione nel contingente delle acque potabili dell’isola, proprio allora che i conquistatori ottomani per le loro stesse pratiche religiose e per la più divulgata abitudine dei bagni maggiormente sentivano la convenienza di aumentarne la copia. Ma la loro non fu che opera di ristorazione e di completamento dei manufatti preesistenti,