PORTI 87 il 25 maggio 1350 un’inchiesta sul modo come eransi spesi quei denari dal 1339 in poi(1). Che se, bene o male, i lavori del molo erano intanto ultimati, non si arrestarono tuttavia le provvisioni di denaro per la cavazione del fondo e per la stessa riparazione dei danni recati al molo stesso dalle onde. In tale senso è stesa una deliberazione del Senato del 10 novembre 1354 <2>; e più ancora una seconda del 28 marzo 1356, la quale ricorda come quel livello fosse calato da 14 a soli 7 piedi di acqua e come una burrasca del Natale precedente avesse talmente danneggiato il molo da rendere impossibile l’accesso alle navi, se non si fosse prontamente soccorso; provvede alla nomina di un nuovo assistente da aggiungere al protomastro Vittore Scanagatta; e decreta finalmente che i denari occorrenti per tali spese venissero ricavati da quella tassa che per le terre della Serenissima doveva per due anni imporsi a risarcimento delle spese della guerra contro i Genovesi (3). La deliberazione, che sembrava tanto semplice e salutare, fu origine invece delle più gravi conseguenze: che, radunatosi d’urgenza il Consiglio dei feudatari candiotti, il 29 maggio fu concretata una rispettosa, ma al tempo stesso energica protesta al governo centrale, la quale, mentre accentuava la meraviglia della popolazione, lasciava intendere tutto il malumore che essa aveva suscitato nell’isola (4). Con tutto ciò il Senato non se ne dette troppo per inteso; e dopo aver il 27 giugno seguente mandato ordine di non apportare alcune proposte novità alla fabbrica del molo, se non un eventuale suo allungamento di dieci passi, e di intensificare invece i lavori di cavazione del porto, affidandoli ai prigioni Turchi(5), il successivo 5 novembre accordava tutt’al più che dei denari della imposizione per il porto potessero venir parzialmente adibiti ad altri usi, sopra tutto in vantaggio delle vedove e degli orfani(6). Inoltre il 5 luglio di quell’ anno votava nuovi provvedimenti, fra cui 1’ apertura in via di esperimento dei quattro ponti, tre dei quali già vedemmo essere stati chiusi, e di una diecina di passi della gettata presso la torre del castello a mare, « ut aqua currens habeat cursum suum »; di proseguire il cavamento del fondo per mezzo dei pontoni; di procurare un diverso scarico alle acque della città e di rifare le carriole altra volta usate per gli spazzini pubblici, ad evitare il decorso delle immondizie nel porto; nonché in fine di caricare le spese del porto per una sola metà sulla fatale imposta che, stabilita per due soli anni, continuava a gravare sulla città (7). Ma quando, nell’estate del 1363, la Signoria osò rincrudire le passate deliberazioni, 0) V. A. S.: Senato Misti, XXVI, 271. Strassburg, 1899, Pa£* 59* (*) Ibidem, XXVII, 40. (5) V. A. S.: Senato Misti, XXVIII, 7. (») Ibidem, XXVII, 66* seg. («) Ibidem, XXVIII, 21. (4) E. Gerland, Das Arcbiv des Her^ogs von Kandiat (7) Ibidem, XXX, 91 * seg. 12