i86 LA % JUAR1HA austriaco avrebbe potuto minacciare alle spalle il nostro schieramento sul Piave. Durante l’anno 1918, infine, le incursioni dentro i porti avversari, eseguite non soltanto dalle nostre squadriglie di mas, ma anche da apparecchi speciali, appositamente ideati e costruiti, segnavano date indimenticabili nella storia della guerra marittima. La serie di questi raids audacissimi fu iniziata nella notte dal 10 al-l’u febbraio da tre motoscafi, recanti a bordo, tra gli altri, Costanzo Ciano, Luigi Rizzo e Gabriele d’Annunzio, i quali forzavano la baia di Buccari, lanciavano un siluro contro un piroscafo austriaco alla fonda e gettavano nelle acque tre bottiglie, racchiudenti un atroce « cartello di scherno », dedicato dal poeta alla flotta austro-ungarica. In maggio, un altro audace, il comandante Pellegrini, tentò di entrare nella più formidabile base austriaca, in Pola, con un suo barchino saltatore, denominato « Grillo ». Mentre stava per superare le ultime ostruzioni, fu scoperto e catturato. Ma pochi giorni dopo, il 10 giugno, Luigi Rizzo traeva la più clamorosa vendetta sulla flotta avversaria, sorprendendo ed attaccando presso Premuda una parte della squadra da battaglia austriaca, che stava trasferendosi da Pola a Cattaro, per tentare, alla vigilia dell’offensiva terrestre sul Piave, un nuovo attacco alla nostra organizzazione difensiva e protettiva del canale di Otranto. Erano due magnifiche e moderne corazzate, la « Santo Stefano » e la «Tegetthoff », scortate da un nugolo di cacciatorpediniere: impavidamente Luigi Rizzo si accostò alle navi avversarie e lanciò i suoi siluri; la « Santo Stefano », colpita in pieno, affondò rapidamente, ed invano i cacciatorpediniere austriaci cercarono di raggiungere e punire gli intrepidi affondatori. Ebbe, questo scontro, un’importanza morale grandissima, poiché il successo navale con il quale l’Austria aveva sperato di iniziare la grande battaglia di giugno, si convertì, invece, per essa in un disastro, quasi presagio della sconfitta che l’attendeva sul Piave. Un ultimo e grave colpo fu inferto alla marina austriaca, alla vigilia quasi dell’armistizio. Nella notte del i° novembre, il mag-