3*4 Parte I - Considerazioni di oggi. voi. Ili, Berlin 1922, con un’aggiunta di Otto Oetzsch, pag. 303) «il corso della crisi balcanica aveva liberato l’Austria-Ungheria da un grande pericolo. Se la Lega balcanica avesse tenuto, era certo che essa si sarebbe prima o poi rivolta contro l’Austria. A spese di questa — così predicavano i panslavisti russi ai serbi e ai bulgari — si sarebbe potuta creare piena armonia fra i due popoli. Questo era anche il pensiero del ministro Pasic, il quale vedeva malvolentieri che il partito militare nel suo paese, nel trionfo della vittoria sulla Bulgaria, non volesse sentir di cedere parti della Macedonia, neanche in caso di conseguimento della Bosnia, come contropartita. Il decadimento della Lega Balcanica era, dunque, una fortuna per l’Austria-Ungheria. La cauta politica del conte Berchtold sembrava, in quel momento, giustificata. E ciò specialmente quando il Matin, nel novembre 1913, pubblicò il testo del trattato serbobulgaro, da cui risultava che esso era diretto non solo contro la Turchia, ma anche contro la monarchia danubiana. Ma il rafforzamento della Serbia lasciava temere il peggio. La Serbia e il Montenegro non erano più divisi dal Sangiaccato. Anche la Romania inclinava visibilmente verso l’Intesa. La via verso i Balcani era chiusa alla monarchia danubiana dai trattati di pace di Londra e di Bucarest. Era costretta alla difensiva ed un accordo fra la Serbia e la Romania avrebbe potuto avere conseguenze anche peggiori del trattato con la Bulgaria. Però era anche completo l’insuccesso della politica russa. Lo strappo nei Balcani era una catastrofe per lo slavismo ed un grave colpo per la Russia. Non così grave come la sconfitta di Crimea, ma peggiore dell’umiliazione del Congresso di Berlino. Poiché dal 1878 al 1913 la Russia poteva contar sempre, come Stato protetto, la Bulgaria, che stava sviluppandosi. Adesso tutto il lavoro della politica panslavista in Bulgaria, tutto il denaro speso per i popoli balcanici, risultava sprecato. La Serbia era ingrandita, ma non a spese dell’Austria, sibbene dell’affine Bulgaria, la quale era stata sacrificata anche ai rumeni e ai greci. Era un insulto per il pensiero comune slavo che la Russia avesse dato la sua benedizione per l’attacco contro la Bulgaria. La sconfitta della diplo-