512 Pabte II - Carte di ieri. Vallotta, le Isole dalmate ed eventualmente anche Cattaro. La nostra flotta, non avendo quindi più alcun compito nell’Adriatico, potrebbe esser concentrata tutta nel Mediterraneo, dando così all’Italia il mezzo e la forza di un maggior prestigio e di una più larga politica di interessi nel bacino Mediterraneo. Allora... potremo ricordarci dei problemi di politica estera, alla realizzazione dei quali in questo momento non rinunciamo, ma che rimandiamo al momento opportuno. Il primato del Mediterraneo non sarà solo la risultante di un ampio sviluppo costiero proporzionato alla nostra efficenza navale (e guai se il passo fosse più lungo della gamba ossia se ci si annettesse in una volta sola tante terre marittime, da non poterle sufficentemente proteggere anche col massimo sforzo di espansione della nostra marina da guerra consentito_dalla potenzialità economica del Paese), ma anche dell’entità della nostra marina mercantile e dei nostri traffici. Disgiungere dal fattore economico il fattore politico, basarsi soltanto su questo, isolandolo arbitrariamente, equivale a costruire sulla sabbia e creare opera necessariamente traballante, insostenibile, più o meno presto peritura. La posizione dell’Italia nel Mediterraneo ha da essere fondata su basi militari, economiche e marittime insieme. A questo intento deve mirare, in armonica coordinazione di mezzi, la politica estera italiana. Ammesso anche che disponessimo adesso della forza navale sufficiente per soddisfare sufficentemente ai bisogni di un notevole accrescimento coloniale costiero nel Mediterraneo, vediamo se la posizione economico-marittima d’Italia sarebbe all’altezza dei nuovi compiti. La risposta che ad un tale quesito verrà dalla disamina delle condizioni concrete è di importanza fondamentale per tutto il problema, poiché non v’ha cultore serio di politica estera il quale non convenga che una posizione politica di primato si conserva soltanto quando vi concorrano armonicamente e interessi economici e possibilità militari. Ciò premesso, analizziamo — poiché l’ipotesi della neutralità assoluta fu dimostrata contraria all’ interesse italiano — le due ipotesi del nostro intervento alla luce della potenzialità economica italiana, o meglio del suo più importante strumento: la marina mercantile italiana. Nel caso dell’entrata in campo in favore degli Imperi centrali, dopo la vittoria di questo blocco, la situazione marittima mercantile nel Mediterraneo sarebbe ovviamente la seguente: enorme rinvigorimento della navigazione commerciale e della marina mercantile austro-ungaro-germanica, spinta a svilupparsi all’intensificato « Drang nach