L’insoffocabilità dell’irredentismo. 103 risentimento la condotta « disfattista » del Piccolo intonarsi con le linee d’interessi della politica italiana, proprio mentre l’Austria stava procedendo alla sua «mobilitazione invisibile» per appoggiare con una pressione militare l’atto di forza dell’annessione della Bosnia». E, a pag. 236: «In un rapporto segreto del barone Fries-Skene al Governo di Vienna, reso pubblico dopo la guerra, si legge : « Il Piccolo era il giornale che capeggiava le tendenze nemiche dello Stato. Fatto con estrema abilità, adottando il modo di pensare della massa (!!), il Piccolo potè assicurarsi in breve tempo la diffusione più larga e divenire il giornale italiano più popolare e più letto della regione. La sua intima tedenza politica, costantemente diretta contro lo Stato austriaco sotto il manto della difesa di interessi nazionali e culturali degli italiani, appariva sempre più evidente via via che il giornale riusciva ad aver parte nelle direttive dei circoli intellettuali, composti per lo più di elementi nazionali estremisti, nonché nell’amministrazione comunale. Ben presto il Piccolo diventò l’incontrastato dominatore della opinione pubblica a Trieste e nella parte italiana del Litorale. Per oltre due decenni, esso elaborò con successo, servendosi di ogni espediente, una tecnica giornalistica abile e degna di miglior causa. Sia che sottacesse ogni cosa austriaca, sia che la perseguitasse con odiose calunnie, esso svalutava fino allo sprezzo la nostra forza armata, le nostre autorità e le nostre istituzioni, alle quali contrapponeva, idealizzandole, le istituzioni italiane. Così il Piccolo si avvicinava sempre più alla meta prefissa, sebben l’attività distruttiva del giornale venisse rivestita di forme tali che rare volte si prestavano al sequestro o al procedimento giudiziario ». E poiché si parla di giornalismo e di giornalisti, è doveroso ricordare un modesto ma utilissimo soldato della causa nazionale: Giovanni Wiberal. Egli era stenografo italiano e tedesco al Piccolo. Pigliava le telefonate da Vienna. Ed era anche corrispondente da Trieste della ÌSeue Freie Presse, il maggior giornale della monarchia. Alla Presse inviava le notizie nella versione degli italiani e nella forma più vantaggiosa per gli italiani. La corrispondenza della ÌSeue Freie Presse e l’eventuale commento