432 Parte II - Carte di ieri. con più libertà, pulsa con ritmo più celere la vita degli affari, si espandono i commerci con maggior ardimento d’iniziative su per i liberi mari. Sotto l’influenza delle nuove teorie mercantilistiche cadono le barriere doganali interne fra terra e terra, fra provincia e provincia, fra città e città, barriere che presentavano ostacolo quasi insormontabile (die possibilità di scambio, così che il commercio ne era striminzito e si limitava alle merci preziose e rare che tolleravano i forti aggravi daziari ('). Col cadere di queste barriere, con l’allargarsi dei territori doganali, il commercio si anima potentemente, prende una vivacità di mosse mai vista per Vinnanzi. Squarciati i continenti ed aperta dal genio umano una nuova via ai traffici mondiali attraverso l’istmo di Suez, risorge Vimportanza commerciale del Mediterraneo e con questa risurrezione si accompagna un vasto allargamento dell’orizzonte mercantile-marittimo di Trieste. La rivoluzione operatasi durante il secolo scorso nei mezzi di trasporto mette febbre di attività commerciali e di temerarietà speculative ai negozianti. Si creano imprese nuove, colossali. Le ferrovie, che solcano i continenti, procurano dapprima giornate di scoramento a Trieste, che ne è priva, ma poi, costruite anche neZ/’hinterland triestino, si mettono al servizio dei traffici dell’antico emporio risorto a più brillante esistenza, sebbene preoccupato dello sviluppo meravigliosamente più rapido dei concorrenti porti nordici. La mirabile capacità mercantile dei triestini si riproduce un’altra volta ancora: sicura, audace, progressista, essa muove con fermezza di propositi ed incrollabile fede verso i suoi nuovi destini, che sa non perituri. Poiché generalmente, si fa incominciare la risurrezione commerciale di Trieste, all’epoca, in cui essa divenne porto franco, sarà bene osservare più attentamente le origini e le conseguenze di tale fatto. Per le innumerevoli vessazioni fiscali e daziarie, nel medio-evo il commercio era, come già si rilevò, veramente assai esiguo. Orbene, per rimediare a così deplorevole stato di cose, vi fu chi pensò di esonerare determinati porti dal pagamento di dazi, così che gli arrivi e le partenze delle merci non fossero ostacolate e potessero liberamente effettuarsi. Livorno, per l’acume dei Medici, fu il primo porto franco: nel 1547. La concorrenza, che, per le sue condizioni di libertà di traffico e d’esenzioni da dazi, Livorno potè muovere alle altre piazze mercantili, accaparrandosi gran parte del commercio col Levante, indusse a far diventare porti franchi anche altre importanti città ma- (1) Per farsi un’idea del come le dogane interne inceppassero ed impedissero sin quasi nei tempi moderni lo svolgimento dei commerci, basterà riflettere al fatto, che nel 1800 chi voleva trasportare del grano da Magdeburgo ad Amburgo doveva pagare ben 14 volte il dazio d’entrata.