Come si diventava irredentisti 43 « cepito o meglio sono stati capaci di accogliere un po’ di speti ranza. L’Italia deve voler distrutta l’Austria per gli infiniti montivi noti». Spiro Xydias, dopo parecchi viaggi fra Trieste e Roma, si stabilisce finalmente nella capitale. La neutralità prolungata mette negli animi di parecchi irredenti un senso di acuta diffidenza. Temono la possibilità di una delusione. Alcuni giovani triestini ed istriani, raccolti a Venezia, insofferenti dell’attesa, sfiduciati dalla politica del Governo, avevano deciso di organizzare, nel novembre del ’14, uno sconfinamento nei pressi di Cormons per creare un incidente di frontiera e consacrare col sangue triestino il diritto delle nostre terre alla redenzione. Spiro Xydias, avuto sentore del progetto, si precipita a Venezia. In un drammatico colloquio con uno dei promotori, a lui legato da stretta amicizia — ed era il Fresco stesso, che narra l’episodio — cerca in tutti i modi di dissuadere dall’azione. Ha la certezza che verrà la guerra, ma bisogna saper attendere; l’Italia non è ancora preparata; non si deve, con un atto inconsulto, anche se generoso, minacciare di trascinarla nel conflitto prima che sia militarmente pronta. L’amico a cui parla, pur rendendosi intimamente conto che ciò che Spiro dice può essere giusto, non vuole arrendersi, non si lascia persuadere ; la discussione violenta, in qualche momento drammatica, si protrae a lungo nella notte e ciascuno rimane fermo nella propria idea. Allora Spiro, con uno dei suoi scatti generosi, conclude : « Io spero che «tu e gli altri amici ritroviate il necessario equilibrio per rico-«noscere che le mie ragioni sono fondate e rinunciate a questa « azione che considero inutile e dannosa ; ma se ciò non fosse, « se nonostante tutto, l’azione dovesse aver luogo, io intendo es-« sere, assieme a Ruggero, con voi, nel momento in cui andrete «al sacrificio». L’azione poi non ebbe luogo, perchè il Governo — informato, non si è mai saputo esattamente come — fece intervenire Giovanni Giuriati, che sui giovani irredenti raccolti a Venezia aveva particolare influenza, per sospenderla, facendo intravvedere ai promotori dello sconfinamento la reale situazione del Paese e la necessità di attendere che la preparazione militare fosse compiuta. Più tardi, fu lo stesso Governo a chiedere