518 Paute II - Carte di ieri. in Böhmen und die Slowenen in Steiermark ähnliche territoriale Abgrenzungen verlangen könnten ». u Die Voraussage trifft zu: nicht nur die Frage der italienischen Irredenta, sondern das ganze Nationalitätenproblem Oesterreich-Ungarns ist zu einer europäischen Frage geworden ». Il lavoro, troppo voluminoso, non consente stralci o riproduzioni. A dare un’idea del suo contenuto valgano i seguenti stralci da due recensioni. Ecco come ne parlava, Gino Borgatta, ordinario di scienze delle finanze nella R. Università di Milano, nella Riforma Sociale del-l’Einaudi: «Mario Alberti ha completato l’intensa propaganda per le sue terre, rifondendo ed arricchendo i dati sparsi in molte pubblicazioni in una monografìa poderosa pubblicatasi per iniziativa dell’« Associazione fra le società per azioni » col titolo: Trieste e la sua fisiologia economica (Roma, Off. Bolognesi, 1916, pp. 134, in-4°). Essa è veramente una fisiologia dell’economia di Trieste, di cui analizza, con superba ricchezza di dati, sviluppo, rapporti coll’economia dell’hinterland, posto che v’ha avuto la politica dell’Austria, movimento commerciale, mercantile, migratorio attraverso il suo porto; industrie, lavoro, condizioni della classe operaia, mercato bancario e creditizio, borse, industrie assicuratrici, previdenze sociali, ecc. Ma la monografia si estende anche a tutto il problema economico e commerciale dell’Adriatico, in parte anche dell’Oriente balcanico e mediterraneo. L’Alberti considera l’economia di Trieste ricollegata non solo a tutte le terre italiane d’Austria, ma all’economia dell’Europa di mezzo, della Balcania, ai rapporti commerciali tra l’Italia e l’Oriente europeo. Ricchissimo di dati, chiarito da numerose carte, fotografie, diagrammi e piani, lo studio dell’Alberti dà una esatta visione del problema anche là dove si può assai dissentire dalle sue affermazioni. Ad esempio, è un assioma per VA. che sia massimo interesse economico e politico per l’Italia la completa annessione di tutte le coste adriatiche, compresa la Dalmazia. Il problema non si può discutere in due righe: ma a me pare che questo programma più che altro politico debba mettere molto in forse quello economico della creazione di intense comunicazioni e rapporti orizzontali tra l’Italia e la Balcania, sostituendoli a quelli trasversali oggi prevalenti per la politica e le ferrovie austro-tedesche. Noi avremo così, dietro la Dalmazia e Fiume, uno stato od aggruppamento jugo-slavo malcontento verso di noi, senza sbocchi propri sufficienti nell’Adriatico, non legato a noi, ma staccato dalla confìnanza colle terre italiane-dalmate, che molto probabilmente ostacolerebbe anziché favorire la nostra espansione verso l’Oriente europeo, tenendo