290 Parte I • Considerazioni di oggi. provvedeva al Trentino, riconoscendoli, per il momento, sufficienti. Ed ancora una volta venne discussa, senza però giungere ad una concorde conclusione, se giovarsi o no, nelle campagne, di religiosi vaganti, di stampe religiose, ecc. per la nostra propaganda. Tanto Felice Venezian quanto Teodoro Mayer molto insistevano perchè fosse ammesso anche questo mezzo. Essi avevano il consenso del Bonghi e del Guerrazzi, ma non riuscivano a convincere Ernesto TSathan ». Inconcepibile miseria dei pregiudizi di setta, anche di fronte alle più alte finalità e necessità della Nazione! In occasione del Congresso della Dante a Firenze (1893), fu deciso che la erogazione dei fondi per il Trentino, anziché passare attraverso Trieste, avvenisse direttamente per mezzo dell’avv. Tamhosi. In tale occasione il Tambosi (pag. 309) dopo aver descritto le condizioni della lotta nazionale nelPAlto Adige, dove si andavano abolendo le cappellanie italiane, dove poco si poteva fare a mezzo di scuole, anche per non svegliare lo Schulverein, il quale tosto avrebbe ingaggiata la lotta con grandi mezzi, concludeva col dire essere nell’Alto Adige e nelle valli ladine più idoneo mezzo di lotta il clero italiano e la stampa religiosa in lingua italiana; esser questo un cammino lento; ma il solo possibile, il solo sicuro ed efficace. A tale proposito Felice Venezian rincalzava circa la necessità di servirsi del clero, richiamando quanto aveva detto con Mayer a Venezia l’anno prima. Stavolta Nathan non combattè più, direttamente, come le altre volte (pag. 310), la proposta di agire a mezzo del clero e della stampa religiosa, ma disse che, nella pochezza dei mezzi diponibili (il che, evidentemente, era un modo indiretto per impedire la collaborazione del clero nella difesa del patrimonio nazionale), dovesse preferirsi l’aiuto alla lotta politica. Ma lasciamo le miserie della incomprensione settaria e torniamo nel più spirabile aere dell’azione nazionale. Non solo sul terreno legalitario i sacerdoti concorrono alla difesa nazionale, ma parecchi di loro si spingono assai innanzi nel campo della propaganda e dell’affermazione dell’italianità. Ha scritto Giulio Cesari nei suoi spigliati « Sessantanni