Difese italiane e Massoneria. 181 carattere italiano delle loro terre e conservati, integri, all’Italia i suoi diritti sull’altra sponda. Il contributo della Dante Alighieri, per quanto nobile e considerevole, è trascurabile, insignificante a paragone della tenacia e dello spirito di sacrificio, nonché al numero degli italiani d’Austria. Del resto, parecchio del fervore della stessa Dante è dovuto all’entusiastica collabo-razione di irredenti. Tutto questo qui si vuole messo in luce ed evidenza, non a scarico o diminuzione della gratitudine degli irredenti verso la Dante — gratitudine che fu e resta profondamente sentita, — ma a giusta precisazione delle proporzioni di fatto. È con la immigrazione triestina, è dalla immigrazione triestina nel Regno che ebbe inizio e sviluppo il movimento per la Dante. «Numerosi italiani dell’Austria — osserva il Guerrazzi, op. cit., pag. 5 — rifugiavansi, intorno al 1878-80, nel Regno; e vi alimentavano, specie fra i giovani, la grande passione per il compimento dell’unità nazionale. Data da quest’epoca la venuta nel Regno, fra gli altri, di Guglielmo Oberdank, di Giacomo Venezian, di Antonio Pizzarello, di Salvatore Barzilai. Spingeva moltissimi giovani, specie adriatici, ad emigrare fra noi, inoltre, dalle terre irredente, nel tempo stesso (1878), il richiamo alle armi, bandito dall’Austria, per occupare la Bosnia e la Erzegovina, che le erano state assegnate in amministrazione dal Congresso di Berlino. Il quale richiamo era agli irredenti particolarmente odioso». Di questi giovani rifugiati, Giacomo Venezian fu quello che ideò un’associazione nazionale per la diffusione della lingua e della coltura italiana. (Pag. 64) «Fu Giacomo Venezian a dar corpo e forma a quanto era nel desiderio di molti; egli cercò ed ebbe le prime e più autorevoli adesioni e compì o diresse il lavoro preparatorio. Allorquando egli cadde gloriosamente sul campo, alla testa dei suoi soldati, per la passione di tutta la sua vita, questo io più volte ricordai, affinchè anche di tale sua opera il caduto eroe degnamente si onorasse e se ne onorasse la Dante. Ma la mia voce non veniva ascoltata o non quanto era giusto che lo fosse». Dato che i repubblicani si erano impadroniti in Italia di un certo