Hohenlohe e gli slavi. 251 Ma altri fatti sopraggiungevano intanto, a facilitare all’irredentismo la sua missione di tener deste e vigili la attenzione e la fede d’Italia. Sempre più aspra diventava la tensione per la invadenza e le prepotenze slave. Gravi fatti accaddero il 1° maggio 1914, a Trieste. Sono rievocati nella seconda parte di questo libro. Essi diedero luogo a grandiose manifestazioni di italianità. Qui se ne vuol segnalare solo la ripercussione dal punto di vista della politica estera e dei rapporti fra Italia e Austria. Nessuno potrebbe meglio chiarirla di Antonio Salan-dra, che allora era già Presidente del Consiglio. Egli la registra come un fattore di deciso orientamento antiaustriaco e come uno dei coefficenti più efficaci per la preparazione dell’intervento dell’Italia. « Il 1° maggio 1914 — scrive il Salandra in La neutralità italiana, pag. 31 — scoppiarono a Trieste sanguinosi conflitti fra italiani e sloveni. Costoro furono manifestamente protetti dalla polizia. La stessa stampa tedesca biasimò il contegno dell’autorità governativa di Trieste. Immediatamente si riaccesero i mal sopiti fermenti di odii nazionali. Il deputato Federzoni, capo del manipolo nazionalista, presentò una interrogazione con ironico riferimento al recente convegno di Abbazia. Insorsero agitazioni studentesche prima in alcune città del Veneto, poi, con rapida diffusione, in presso che tutte le sedi di Università e di Scuole medie. Di molti istituti, fra i quali dell’Università di Roma, si dovette ordinare la chiusura. Gli studenti tendevano ai consolati e alle bandiere austro-ungariche; e le autorità locali avevano, come di dovere, obbligo di impedire ogni offesa alle rappresentanze della potenza straniera, e, per giunta, alleata. Tale obbligo io rafforzai con categoriche circolari e con severe parole pronunciate alla Camera e ad una deputazione di studenti dell’Università di Roma. Nulla di molto grave avvenne, salvo le grida insopprimibili e qualche abbruciamento di stracci gialli e neri, non di bandiere ufficialmente consacrate come tali. Solo a Napoli un Prefetto, buon funzionario ma debole, lasciò che gli studenti arrivassero sotto la sede del Consolato austriaco e ammise in Prefettura a conferire come loro rappresentante uno dei capi