La fortuna economica di Trieste e i suoi fattori 433 rittimo-commerciali del Mediterraneo : Genova nel 1595, Napoli nel 1633, Venezia nel 1661, Marsiglia nel 1669, Gibilterra nel 1706 e Port Mahon nel 1718. Di fronte a questo diffondersi di porti franchi nel Mediterraneo e nell’Adriatico occidentale, i porti dell’Adriatico orientale non potevano esser più a lungo mantenuti nelle loro condizioni di inferiorità e così Carlo VI si decise a rendere porti franchi dapprima (nel 1719) Trieste e Fiume, poi, qualche anno dopo (nel 1725) Mar-tinschizza, Buccari e Portorè ed infine (nel 1785) Zengg e Carlopago. Nel 1732 eran diventate porti franchi anche Ancona e Messina. Oltre che dall’esempio degli altri porti franchi già esistenti e minacciosi per l’assorbimento e Vaccentramento dei traffici da essi operato, Carlo VI fu indotto a crear porti franchi a Trieste e Fiume dalla speranza di aprir sopratutto uno sfogo alla produzione dell’interno dell’Austria, il cui fiorire gli stava sopratutto a cuore. Itifatti, nella patente sovrana del 18 marzo 1719 Carlo VI dice, fra altro: «1) Accordiamo ampia abitanza e libero esercizio di commercio, di manufatture, di opifìzi, a tutti gli stranieri trafficanti, proprietari di navi, manifattori ed altri artieri che per cagione di commercio desiderano e vogliano migrare e prender fissa stanza nei paesi dell’Austria interiore; non soltanto in Portorè e nel Vinodol, ma in qualsiasi altra città, borgata e terra dell’Austria interiore, dove e come meglio loro piace, assicurando loro la protezione occorrente ai commerci ed alle industrie. — 2) Abbiamo provveduto perchè le strade regie sieno migliorate, regolate e disposte in modo che siano atte a promuovere il commercio ed al trasporto delle mercanzie secondo li usi e le consuetudini mercantili, e verrà provveduto, perchè sieno fatte praticabili e sieno compiute, quanto prima, e che vengano mantenute tali anche in futuro. Ed è perciò che con la presente concediamo facoltà a tutti i negozianti e mercatori di approdare nei nostri porti e fiumi, dell’ Austria interiore e Stati ereditari, senza qualsiasi salvacondotto, senza qualsiasi licenza speciale o generale, tanto con navigli propri, che con navigli noleggiati, carichi 0 vuoti, con qualunque siasi effetto, robe e cose mercantili, di farvi stazione e di partirne per dove vorranno. — 3) A tale oggetto dichiariamo clementissimamente colla presente temporaneamente jKirli franchi le due nostre città sull’Adriatico, Trieste e Fiume, nelle quali tutti 1 trafficanti esteri che approderanno nei porti franchi potranno acquistare in grandissima parte di prima mano, e per conseguenza con grande loro guadagno quegli effetti delle nostre provincie ereditarie, che prima dovevano provvedere di seconda, terza, quarta e quasi quinta mano, ed avranno facile occasione di trovare ulteriori acquisti ». Dunque, nel decretare Trieste e Fiume porti franchi, Carlo VI mveva sopratutto in mente un programma di promovimento economico di tutto lo Stato, cui le due piazze avrebbero dovuto facilitare lo svol- 28