LA CULTURA E LA SCUOLA 411 Faliero <'); ed altri ancora. Con più ricco corredo poetico degli ultimi nominati arrivò a noi Jacobello o Belletto Gradenigo, il quale tenne molti uffici dentro e fuori di Venezia nell’ultima parte del Trecento; e nel 1390, essendo podestà di Padova, ridusse in terzine tutti e quattro gli Evangeli concordandoli in uno, immane fatica, della quale ci è arrivato il manoscritto originale, che nella prima facciata presenta il ritratto dell’autore in lucco vermiglio (2>. Lo studioso paziente, che ricopiò di suo pugno anche un codice della Divina Commedia, tenzonò in sonetti con Francesco di Vannozzo, il quale venuto da Padova a Venezia raccolse intorno a sè numerosi uomini « zentili > del Trecento, e poeta e musico, tenne quasi una specie di scuola di canto e recitazione, e, tra la gente patrizia e l’umile plebe, ritrasse vivacemente la vita veneziana del Trecento (3>. Vogliono anche esser ricordati Leonardo Pisani, pio laudese al tempo delle processioni dei Bianchi, di cui fu, col fiorentino beato Giovanni Domenichi, promotore, e il vescovo di Jesolo, Pietro Natali, autore, oltre che di un catalogo di santi in latino, del poemetto in terza rima, in lingua italo-veneta, sulla venuta di Alessandro III a Venezia (4). Tutto ciò può parer assai poca cosa, nel tempo che la Toscana dava la lingua, gli spiriti e le forme a tutta la letteratura italiana; ma, senza voler fare paragoni arrischiati, Venezia, che incomincia ad acquistar pregio dalle lettere e dalle arti, può vantare un poeta, il quale raccoglie nella sua tutta l’anima amorosa e arguta del popolo. Leonardo Giustinian (1383-1466), in una forma di verismo idealizzato, raggentilisce, come poi fecero a Firenze il Poliziano e il magnifico Lorenzo, la lirica popolare. Maestro di romana erudizione, poeta squisito, magistrato autorevole, gli studi e gli alti uffici dello Stato non lo distraggono dai registri sigill° seP°lcrale- . ° (Venezia, chiesa di San Giorgio M.). del suo fondaco, e occupandosi de suoi negozi, cerca il modo col suo trattato Regulae artifi- cialis memoriae, di render chiara ed evidente la contabilità, a cui vuol preparare il figliuolo Bernardo <5>. È anche espertissimo della musica, così da rivestire di note le sue ballate e canzonette e da esserne spesso il cantore <6>. La spontaneità dell’ispi- (1) Lazzarini, Un rimatore padovano del Trecento (per nozze Rossi-Teiss), Bergamo, 1897. Prima di congiurare, il dalle Binde dovea essere pur stato caro alla Signoria veneziana, se in persona del doge compose un sonetto responsivo ad Antonio da Ferrara, chiedente notizie della vittoria dei Veneziani ad Alghero (1355). (2) Il codice dei Quattro Evangeli concordato in uno è al museo di Berlino. Collezione Hamilton, n. 247. Sul Gradenigo oltre al Lazzarini, Rimatori cit., pagg. 45, 51, cfr. O. Zenatti nella « Rivista critica della lett. ital. », Firenze, 1888-89, a. V, pag. 79; Tambellini, Il Codice dantesco gradenighiano, in « Propugnatore », N. S., voi. IV, p. II (1891), pagg. 159-198; Mazzoni, I quattro evangeli concordati in uno da Iacopo Gradenico, negli « Atti e Memorie dell’Accad. di Padova », N. S., a. 1891-92, voi. Vili, pag. 263 segg. (3) Ezio Levi, Francesco di Vannozzo e la lirica nelle corti lombarde durante la seconda metà del sec. XIV, Firenze, 1908, pagg. 188, 191, 212. (4) Vedi addietro a pag. 199, n. 3. (5) Oberdofer, Le « Regulae artificialis memoriae » di Leonardo Giustinian (1432), in « Gior. stor. d. lett. it. », 1912, voi. 60, pag. 117 segg.; Vepistol. di L. G., in « Ateneo Veneto », a. 1911, voi. I, pag. 5 segg. (6) Oberdofer, Per Vediz. critica delle « Canzonette » di Leonardo Giustinian, in « Giorn. stor. d. lett. ital. », a. 1911, voi. 57, pag. 193. IL MAESTRO BONINCONTRO DEI BOATERI ABATE DI SAN GIORGIO MAGGIORE.