176 CAPITOLO VI. XII nei due partiti dei Castellani, che abitavano ne’ tre sestieri di Castello, San Marco e Dorsoduro, e dei Cannaruoli, chiamati poi Nicolotti, appartenenti agli altri tre sestieri di Santa Croce, San Polo e Cannaregio(1), trovarono sfogo in certi giuochi, nei quali si faceva prova di coraggio. Nella lotta colle canne d’india e in quella dei pugni si accendevano maggiormente le passioni, l’una parte cercando di superar l’altra in bravura®. La prima di tali lotte, quella con le canne d’india, ha ricordi molto remoti ; LA LOTTA CON LE CANNE. (Dagli « Habiti » del Franco). e si crede risalga circa al principio del secolo nono <3>. La lotta, o, come fu chiamata nell’età di mezzo, l'arte dell'abbracciare, si considerava indispensabile a chi doveva impugnare le armi: era rozza e violenta, e i campioni si afferravano per le vesti, ricorrendo al torcicollo, al gambetto, alle strettoie, al bastone. Quest’arte ha il suo (1) Tale divisione si crede avvenuta sotto il doge Sebastiano Ziani (1172-1178). Nel 1307, passarono ai Cannaruoli cinque contrade di Dorsoduro, vale a dire San Niccolò de’ Mendicoli, l’Angelo Raffaele, San Basilio, Santa Margherita e San Pantaleone. Ecco, secondo la tradizione, in qual modo. Avendo quelle contrade rifiutato di pagare le decime dei morti al vescovo Castellano, Ramberto Polo, questi, volendo far valere con la forza i suoi diritti, si avviò alla chiesa di Santa Margherita, ma fu ucciso dai riottosi nel luogo, chiamato ancora Malcanton. Le cinque contrade furono scomunicate, e i Castellani non vollero più averne a compagni gli abitatori, che si unirono a quelli di Cannaregio. (2) Fjliasi, op. cit-, voi. VI, pag. 78. (3) Cfr. Gallicciolli, Risposta alle osservazioni dell’ab. Tentori sulle « Meni. Ven. », Venezia, 1797, pag. 63.