Mons Tritisi 337 Mons. Troksi, amareggiato, lasciò Pritzrend e si ritirò in un convento a Scutari. L’indignazione dei cattolici si manifestò allora in modo molto chiaro e molto vivo. Per la festa dell’imperatore d’Austria, il 18 di agosto, essi fecero sapere al Console che nessuno avrebbe posto i piedi nella chiesa ove si suol celebrare in quel giorno una solenne funzione, e meno che mai i loro capi si sarebbero recati a fare la consueta visita al Console. 11 signor Rappaport per evitare lo scandalo di avere quel giorno la chiesa vuota, dovette racimolare alla meglio un certo numero di cattolici d’altri paesi, invitandone i capi a cena. Questo incidente e l’agitazione che ne segui, finirono per impensierire seriamente il Vaticano, il quale si decise poi a intervenire direttamente. I cattolici mandarono a Sua Santità una petizione coperta di tremila firme. E’ un documento del quale ben poco si é parlato in Italia e che meriterebbe di essere più conosciuto, perchè mette chiaramente in evidenza in qual modo sia fatto la propaganda austriaca in Albania; e concorre esso pure a dimostrare come non abbiano senso certe assicurazioni sul mantenimento dello statu-quo al quale vi è chi ancora crede — o mostra di credere — con tanta ingenuità. In quella petizione i cattolici albanesi — e non si può dire davvero fossero sobillati da alcuno, perchè a Pritzrend non abbiamo rappresentanza consolare e non vi è nemmeno un italiano — denunziavano al Pontefice la propaganda austriaca fatta nella Chiesa e dal pulpito, non per gli interessi della religione, ma apertamente per uno scopo politico: la preparazione alla conquista del paese loro, appena si presenteranno nella politica europea circostanze favorevoli: