VII — DURAZZÓ blicare un bando promettendo avrebbero avuto salva la vita tutti quei mussulmani che avessero abbracciata la religione cristiana e si sarebbero a lui presentati senz'armi, mentre dichiarava di voler usare di tutti i diritti della vittoria contro quelli che avrebbero resistito. Pochi turchi a Croia accettarono di passare al cristianesimo. I più cercarono di salvarsi fuggendo: ma Scanderbeg con i suoi li raggiunse c ne fece strage. Lo stesso fu fatto nelle altre città, cosicché in brevissimo tempo non vi furono più mussulmani in Albania. E cominciò allora quella lotta epica fra gli albanesi e la Turchia, che doveva durare 23 anni, e nella quale in tante battaglie Scanderbeg con i suoi, fece prodigi di valore. La sua fama fu così grande in Europa, che Imperatori e Re facevano a gara nel tributargli onori e nel ricercarne l’amicizia. Lo Scanderbeg venne anche in Italia coi suoi soldati — profittando di un momento di calma dopo conclusa da lui una pace col Sultano — a difendere e ad aiutare un sovrano italiano: Ferdinando di Napoli tìglio di Alfonso V d Aragona, al quale contestava i diritti al trono Carlo d’Arigiò. Sbarcò nelle Puglie con circa cinquemila uomini scelti fra i suoi migliori, insieme all’ Arcivescovo di Durazzo, il quale dopo averlo di nuovo iniziato alle pratiche della religione fu finché visse il suo più grande amico, e che a nome del Papa lo aveva consigliato ad accorrere in aiuto di Re Ferdinando. Arrivò difatti in tempo per liberarlo, a Bari, dove il Re era assediato dal duca d’Angiò e dai celebre condottiero Giacomo Picinino, e di vittoria in vittoria accompagnò Ferdinando fino a Napoli. Quando, dopo un anno di soggiorno in Italia, Scanderbeg temendo per la sua