IL VIAGGIO A PARIGI. Fra due giorni gli onorevoli Salandra e Sonnino andranno a Parigi, a restituire la visita al Governo francese. Essi porteranno anche il saluto del popolo italiano all’eroico esercito che combatte da quattro settimane la sua grande battaglia, e insieme i voti per la vittoria. Non sono questi tempi di feste e di letizia. Tutte le manifestazioni, nazionali e internazionali, hanno il violetto delle cerimonie in settimana di passione. Mentre gli uomini di Stato si riuniscono a consiglio o a banchetto, il fuoco arde all’orizzonte, e in quel fuoco si consuma il sacrifizio di due generazioni. Ah, vous voilà bien fare — diceva il re di Francia al maresciallo Tressan, il giorno della battaglia di Fonte-noy. E il cortigiano : « Maestà, io sono sicuro che oggi sarà festa per la Vostra Casa e per la Nazione ». Ma, altri tempi, quelli, ed altre guerre! Che stanno alla guerra presente come il moschetto al 305. Un mare di lutto oggi circonda il territorio delle nazioni europee, che si estende quanto più la strage si estende per arrivare al porto della pace. E non si possono e non si devono dire che le parole necessarie. Il superfluo è rimandato al giorno dopo la vittoria — che tutti ormai, dopo due fieri anni di scientifiche crudeltà, desiderano non lontano. I gabinetti di chimica delle Università germaniche devono avere esaurito tutte le esperienze dei loro quarantacinque anni di preparazione bellica. — 37 —