nute nel Patto di Londra, per le quali ei combatteva? Poteva essere ignota qualche rinuncia, determinata da speciali condizioni — e opposizioni — da qualcuna delle Potenze; ma quella rinuncia è sanata oggi da tutta la volontà della nazione che concorde reclama Fiume fra le sue rivendicazioni, e prima che sanata dalla volontà della nazione era anche perenta per il fatto delPallontanamento dell’alleanza della Russia, che la aveva pretesa. Nè infine, Wilson chiese, nell’entrare nel girone della guerra, la abolizione o l’annullamento dei vecchi trattati altrui — che non avrebbe potuto — e, se mai, avrebbe egli proposto, o avrebbero proposto quelli ai quali ultimo si associava i nuovi trattati — perchè, vecchi o nuovi, palesi o secreti, trattati ci vogliono che affidino i popoli combattenti e servano di guida, per i sacrifizi da compiere, per i fini da raggiungere. Popoli che combattano all’impazzata, all’avventura, senza sapere precisamente per qual ragione, non sono nella storia. Soltanto nella Selva si uccide per uccidere — o per prendere il sanguinante pezzo di carne cruda dalla bocca feroce del rivale. Non si esercitino più dunque questi balcanici, non ancora nati si può dire alla vita del diritto, nelle pregiudiziali giuridiche, come quelle che il signor Pasic va portando in giro da Corfù a Londra, e da Londra a Parigi, quasi problemi mirabili dinnanzi ai quali si debba fermare il sole e tacere il vento. Sono nugae queste, dicevano i nostri padri in latino — sciocchezze, traduciamo noi in italiano — che non dovrebbero neppure aver l’onore della discussione tra gente di comune senso giuridico e politico; se, purtroppo, questo comune senso giuridico e politico non fosse tutto caduto col sangue dei combattenti nelle fosse della guerra, e alla superficie non fosse rimasta che la vanità di qualche vecchia idea e di qualche vecchia frase che si nutre di cadaveri per rifare un po’ il colore delle sue vecchie penne e farle parer nuove. Ma biso- — 273 —