citi e dei paesi dell’Intesa. Comunque, sarebbe troppo ingenua la Germania se credesse ancora di potere ingannare qualcuno, con le sue maschere e coi suoi travestimenti. E non meno ingenua sarebbe l’Austria. Fin dai primi tempi di questa guerra, noi sostenemmo, nella buona e nella mala ventura, questa tesi, che era anche un atto di fede : — Non è possibile che la Germania e l’Austria e la Turchia riescano vittoriose dalla loro iniqua gesta; non è possibile che tre potenze che rinnegano tutti i diritti acquisiti dai popoli nelle lunghe lotte delle loro rivendicazioni, e si propongono di annullare tutte le conquiste della libertà e della civiltà, trionfino delle tre potenze che insieme rappresentano, Francia, Inghilterra, Italia, la gloria di queste conquiste; non è possibile che la storia cammini a rovescio, e che il Medio Evo, sconvolgendo le stelle, succeda alla Rivoluzione. — E oggi che la guerra è in sul finire, e il molto sangue versato e i molti sacrifizi sofferti danno agli Alleati il diritto di disporre delle sorti del nemico e di imporre al nemico la loro legge, oltre che la loro spada, oggi più che mai noi siamo convinti della nostra tesi, siamo saldi e sicuri nella nostra fede. E perciò sosteniamo con tutte le forze del nostro animo, che non sono possibili, nè sopportabili, mentre i soldati della civiltà sono sulla via della vittoria, perigliose transazioni. È l’ora dell’Intesa, è l’ora della vittoria dei popoli liberi. E bisogna che la pace porti il segno di questa vittoria, e le condizioni della pace significhino in tutti i loro caratteri e in tutta la loro estensione l’assoluto e non più contestabile trionfo delle ragioni della civiltà sulla barbarie. E questo si può ottenere a un sol patto : che non si dia tregua al nemico — che non si dia modo e tempo al nemico di rifare le sue armi e, come vuole Steger-wald, ricostruire la sua fortezza di difesa. Il nemico domanda pace? Dargliela. Ma oggi, men tre è per terra. Non domani, che potrebbe rialzarsi. — 170 —