gazione inglese e della stampa che la difende e rappresenta ». E noi passammo a chi avrebbe potuto farne uso la lettera, e per quel tal freddo senso di responsabilità che negli astemi e nei vegetariani è spesso più sicuro che non in quelli altri che hanno il sangue troppo acceso dal vino rosso e dalla rossa carne, ci siamo astenuti dal parlarne in pubblico, per non accendere polemiche ingrate con la stampa di un paese che noi vogliamo e dobbiamo volere amico. Ma ora che la notizia corre le vie, e da Parigi si diffonde non smentita nè corretta in tutti i giornali d’Italia, ora non possiamo a meno di dire che nessun atto di brigantaggio fu mai osato a danno di un paese amico più grave di questo che certa stampa e certo capitalismo inglese tentano ai danni dell’Italia : che nessun atto di furfanteria fu mai più iniquo e detestabile di questo che con la scusa dei principi di razza, se non di nazionalità, con la scusa della difesa dei piccoli popoli e dei piccoli Stati tentano quelli di compiere contro un paese che esce sanguinante da tre anni di così dura guerra. Ah, i bei cavalieri erranti, per l’amore della Dama e per la gloria del gran Dio dei cieli ! Ah, i bei crociati, per la liberazione dei santi sepolcri dei popoli oppressi! Diciamo la verità: almeno i Tedeschi erano più sinceri: meglio, senza paragoni, erano sinceri. Essi avevano la loro filosofia, la loro politica, la loro diplomazia, e le proclamavano, e le affermavano, e le imponevano senza maschere, senza ipocrisia, Senza restrizioni mentali, crudamente, crudelmente, ma anche lealmente. Essi dicevano dalla tribuna della stampa, dalla cattedra, dal trono, di volere conquistare i mercati del mondo per la loro gloria e la loro salute, non per la gloria di Dio e per la salute dell’umanità; essi dicevano di voler sopprimere i picoli e i grandi Stati, i regni amici e gli imperi nemici, per impiantare sulle altrui rovine la più grande loro potenza e la più grande loro Kultur. Giuocavano a giuoco scoperto. Ma qui si bara oggi, 0 — 282 —