LE DIRETTIVE GEOPOLITICHE 219 Biagio orafo andò a denunziare il furto patito, fu mandato in prigione e vi stette dieci mesi (i) ! Non citiamo questi episodi, se non per dare —compatibilmente con le proporzioni di questo libro — una idea meno imprecisa al lettore di quel che fosse, in tutto il Medio Evo, il vero stadio di civiltà dei Serbi. L’uso invalso, dalla Guerra Mondiale in poi, di parlare di « Impero Serbo » (anche Cvijic parla di « Grande Impero Serbo »), di « grande Impero Sloveno » (2) etc., dopo che è esistito un Impero Romano, fa credere ai poco edotti che si tratti di possenti e bene organizzate unità statali ; mentre in realtà, le signorie feudali degli Slavi — e ciò sia detto senza ombra di disprezzo per loro — consistettero in pure e semplici occupazioni di suolo da parte di gruppi fortemente frazionati, e in costante movimento migratorio interno. « Una delle prime cristallizzazioni statali serbe fu lo Stato di Zeta (3). Si costituì intorno ai fiumi Zeta, Moraca e Drin, con Scutari come capitale. Si imi alla Raska (Rascia) nel xii secolo, e si estesero insieme, i due Stati, verso le contrade centrali della Balcania, il Kosovo, la Morava meridionale con Nisc e il Vardar superiore con Skoplje. La tendenza territoriale dello Stato serbo fu di uscire dalle contrade centrali della penisola e di occupare la valle inferiore del Vardar, cioè tutta la depressione Morava-Var-dar. Vi riesci dentro i secoli xiii e xiv. Occupò a lungo (1) Ibidem, II, 28. (2) Jereiek : Un rempart contre rallemagne. Les Slovènes. (3) Divenuto, poi, il Montenegro.