— 319 - europei, per determinare costui a migliorare le deplorevoli condizioni interne dello Stato, non erano tali di sicuro da cattivargli la simpatia del barbaro tiranno, il quale , con le parole « sono dolente che altri faccia ciò che mi dispiace », non gli nascose a lungo il suo malcontento; specie quando Ismail Bey non si credette più in tempo, per non mancare alla parola data, di declinare un invito a pranzo da parte di lord Roserbery, come non aveano esitato di fare Tewfik pascià e Mynir pascià, malgrado che Abdul-Hamid lo avesse consigliato a scusarsi, simulando magari una qualche improvvisa indisposizione. L’ira sovrana non ebbe però più alcun freno, specie quando un telegramma ufficiale della Corona inglese giunse a Costantinopoli ad esprimere ringranziamenti al Governo turco per le congratulazioni ricevute, in seguito alla pace col Transwal, da parte di alcuni cospicui cittadini e funzionarii musulmani, fra i quali Mahmud bey, fìg'lio primogenito dell’oramai inviso, perchè onesto, Consigliere di Stato. Questi frattanto, si era inteso con i principali uomini politici, e particolarmente con i suoi compatrioti albanesi, per fare nuovi e più energici passi collettivi, a fine d’indurre e anzi costringere, una buona volta il Padishà a dare spontaneamente delle riforme per tutto 1’ Impero, prima d’ ogni coazione estera, e offriva così il destro e l’occasione attesa, non per giustificare, bensì per autorizzare una qualche misura da prendersi contro di lui. Simulatore e dissimulatore senza pari, Abdul Hamid, dopo di aver provocato dai suoi ministri un ordine d’esilio, chiamò a sè Ismail Bey e, mostrandogli il documento di condanna, gli disse: I tuoi nemici vogliono perderti; ma io ho grande stima e nutro per te un paterno affetto, epperò voglio che tu vada a Tripoli in qualità di Governatore. Anche questa volta il forte albanese, pur non dissimulandosi, come disse la Frankfurter Zeitung, che una tale nomina significava l’esilio, la prigionia e forse la morte, non si astenne dal far notare al Sultano come a Tripoli molto dovesse fare e molto dovesse spendere il governo, per migiiorare le condizioni di quella vasta provincia, e come per tanto egli, suo malgrado, sarebbe stato costretto a rinunziare alle nuove grazie, di cui voleva ricolmarlo S. M., se non fosse stato lasciato libero di scegliere tutti i funzionari civili e militari che avrebbero dovuto coadiuvarlo nella difficile missione. Avendo il Sultano mostrato di volerlo accontentare, egli disponevasi alla partenza; quando g-li fu fatto comprendere che non conveniva condur seco la famiglia, nè reintegrare al comando delle truppe della Tripolitania due suoi amici albanesi, che già ivi aveano esercitate le funzioni di vice-governatori, tanto più che egli per poco tempo sarebbe rimasto a Tripoli, volendo il Sultano dargli una posizione assai più elevata. Ciò lo immerse nella più profonda perplessità, ed egli non ebbe *