— 437 - mento atteso dell’alterazione dello sUitu quo, che l’Europa paventava, non essendo preparata ad affrontarlo. Ma, con sua grande meraviglia, la Russia fu allora più calma e più prudente di quanto si potesse prevedere e immaginare , tanto che i giornali si permisero di attribuire molta fiacchezza alla politica di Lamsdorff verso il governo turco. In vero, la Russia non era cosi cieca da non accorgersi donde fosse partito il colpo ; sicché, per quanto Zinowieff richiamasse 1’ attenzione di Ferid pascià sulla inanità dimostrata dai fatti, dei tentativi della Porta per ridurre all’obbedienza e alla pacifica sottomissione gli Albanesi, e sulla necessità di prendere, senza indugio , delle energiche misure per punirli, a scanso di gravi rappresaglie contro la Turchia da parte della Russia, e malgrado che lo Sroiet, le Novosti e altri organi reclamassero una pronta ed esemplare soddisfazione, perchè l’influenza russa nei Balkani non risentisse un fiero colpo ; pure il Sultano all’Ambasciatore inglese sir 0’ Connor, che a lui faceva rilevare la necessità di provvedere alla tranquillità in tutte le regioni dell’impero turbate da recenti disordini, specie in seguito al concentramento di diciottomila individui armati a Giakova, Ipek e Prishtina, con intenzioni tutt’altro che pacifiche, rispondeva che egli era disposto a far di tutto per sottomettere con la violenza g-li Albanesi; ma che le autorità locali desideravano di fare dei tentativi amichevoli di conciliazione presso i capi, prima di ogni diretto intervento della Porta. Tanta tranquillità non si può altrimenti spiegare che col fatto d’aver egli ben compreso come, in queir occasione, la Russia non si sarebbe lasciata trascinare dall’Austria ad atti d’inconsulta violenza; se pure ad onta delle rimostranze collettive a lui fatte dagli Ambasciatori dell’una e dell’altra, non dovesse avvenire una qualche grave rottura nei loro rapporti, il che a lui certamente non sarebbe per nulla dispiaciuto. Per tali considerazioni, il Gran Visir si astenne dal dare le dimissioni che in quei giorni avea fatto annunziare come imminenti, anzicchè probabili, e il Consiglio di guerra di Mitrovizza limitossi a condannare Ibrahim a soli quindici anni di lavori forzati, con evidente malumore di Zinowieff, che non indugiò a far osservare alla Porta che una tal pena era ingiusta, perchè immeritata, ove mai costui fosse innocente ; ma che invece appariva come irrisoria nel caso contrario, poiché allora sarebbe stata appena sufficiente quella capitale. La giustizia turca uniformossi tosto a tal modo di vedere e, con inaudita procedura, la sentenza venne cassata a Costantinopoli e il giorno 15 aprile ne fu emessa un’altra che condannava Ibrahim all’estremo supplizio. Ma l’esecuzione non ebbe luogo , contro ogni aspettativa e contro ogni desiderio dell’Austria, anzi la grazia sovrana intervenne subito a commutare la pena di morte con quella dei lavori forzati a vita, per diretta iniziativa ed espressa volontà dello Czar , nella con-