de-"x -, rcrc:"v*: .IVXX .VAT :-,ìaio seguisse chi V ibi 3 eboo ni owtoooz Ito fiflfrotoa» ni tiimv !oo &Ij3niò #P° ^ i re nè «oajoildi&iftiJsfe aitttEtóonfim LeG) d’intorno, in brevissimo spatio dico si potrebbero fortificar tutte le città nostre delia Dalmatiaet del Levante et forsi se non cavar del tutto queste lagune almeno ridurle in più comun stato. Invero grande utile sarebbe il nostro se, messi tutti i rispetti da parte, noi ancora riuscissimo in questa .buona usanza giudicando che tanto et che più a noi venevole di far questo che non fu ai Principe Doria il fabbricar i! porto di Genova et a Barbarossa il fonitic« la città di Algieri. Avviene anco che non potendo i -¿al cotti sforzati fuggir dalia galea, come fanno spesso i liberi, il pubblico è sollevato di molte spese, la qualcosa nel rimettersi dei novi et non rimettendosi, come non poche volte ci occorre, restano k: galee di pochissimo frutto et i sopracomiti sono medesimamente . '«geriti dal peso di accostarne in diverse parti et dall’incomodo dei denari che è mestiero che loro diano della loro borsa, essendo forza he essi differiscano il rihaverÌ? insino al ritorno. Questo utile adois .¡uè verrà maggiore quando le ciurme di tutte le nostre galere saranno di sforzati. Il che sebbem-non si possa fare da principio così in un riatto havendosi già dato forma ad armare di sì fatti hoornini alcuna galea, potrebbesi far baldi re che qualunque libero doppo hauta la paga si fuggisse, fosse pt ? ispatio di certo tempo trovandosi condennato alla catena. La quai pena osservandosi ne avverrebbe - che ninno prenderebbe ardimento di fuggire et così non rubare Hx la paga o fuggendo accrescerà si-numero dei forzati. Ma veggiamo un poco se u comodo è punto minore dell’utile ?-r la lontananza dei gakotu, <■<;*• s ioir voglia, come s’è detto, a-Aàt in terra, esse ^li« perdono di bellissime imprese, le -er poste adfe umhì, che in un subito ci sono rnew dìi;.,: ;'t ■'! fi a ci • Di che forse in altro luogo