cucita una pelle acconcia di vacchetta di color negro o rovano (come direbbono fiorentini), et dal di sotto di questa attaccate due correggie alle quali essi appendano l’archibugio di quel soldato che ha la sua balestriera vicino al banco loro. Lo essere eglino vestiti a una medesima livrea, il tener ciascuno il suo schiavinetto bene et gentilmente piegato et posto acconciamente nella corsia, il vedersi i gironi delli loro remi senza alcuna gravezza di piombo et assai men grossi et grevi di quelli che gli hanno i remi delle nostre (cosa che rende il luogo dove essistono più spatioso et riguardevole), il vedere etiandio le poppe delle loro galee di bellissima noce et parimente le pertichette, le forcate et ogni altro guarnimento dei morti, lo stendersi le loro tende in capra che recano alla galea infinita bellezza facendo che elle paiano maggiori di quelle che elle sono, il portar le mezze gabbie o gatti (come da ponentini è loro detto) et altre parti che veggiamo in quelle lor galee, le quali tutte sono fatte per comodo et utile et non per pompa, come le altre nationi, imitando l’essercito di Dario le fanno, et sono special cagione della somma politezza ch’elle tengono, la quale invero è tale che le nostre non si ponno pareggiare seco. Perciochè queste hanno i banchi carichi d’infiniti panni coperti con una lorda schiavina, qual con un gabbano sdruscito et qual con una sozza et fetida pelle di bue, col pelo volto alla parte di fuori, et tale con un rozzo et ammarcito tappeto et sono poscia tutti ligati con cento milia capezzi di aggroppata fune et infine talmente gonfi et male acconci et assettati si veggono, che da ponentini per loro proverbio è detto: banchi gravi et mal legati Non s‘agguagliano a sformati * Hanno le galee volontarie i loro remi si come poco politi così ancora con molto piombo da capo, tutti gli altri loro morti di larice et d’altro legno simile et di poco prezzo et le loro tende pomellate [ *59 J