comprender come tutti i romani erano mirabilmente nella militia esercitati. Conviene veramente a chi vuol essere degnamente a capo et guida di un esercito havere l’esperienza di molte cose, saper molto bene la qualità dei siti, come giaccia un piano, come sorge un monte et ove si estenda una valle, come si debba assaltar il nemico, come (essendo assaltato) difendersi, in che guisa assediare una Città et come difender l’assediata, saper prendere gli avvantaggi, ingannare il nemico et occupare i suoi disegni, conoscer quando è tempo di combatter et quando no, spesso passar fiumi, gettar ponti, far imboscate et saper vincere più con l’ingegno che con la spada. Le quali cose non s’imparano nelle piume o sedendo con le robbe lunghe nei tribunali, ma avvezzandosi dagli anni teneri a dormir sopra la terra et sudar fra le armi. Niuna altra cosa rese vincitore Scipione nell’ultima giornata che fece con Annibaie quanto la bella dispositione et ordine del suo esercito, il che sotto così perfetti Capitani come erano il Padre suo et il Zio con il latte imparato aveva. Et Cesare che a bandiere spiegate cinquanta volte combattè, nè solamente vinse et soggiogò i più bellicosi popoli dell’Europa, ma fece tremare gran parte dell’Oriente, non havrebbe dato caggione che di lui parlassero così honorevolmente tutti i secoli, se havesse consumata la sua gioventù nelle delicatezze di Roma. Donde procedeva dunque che i Romani con poco numero di soldati rompevano spesse fiate eserciti grandissimi, se non dalla lunga prattica et prudenza che essi havevano fatta et acquistata nelle armi ? Che se in ciò bastasse solamente la cognitione delle lettere et un certo discorso naturale overo imparato dai libri, niuno ragionevolmente doveva esser miglior capitano di Catone et di Cicerone. Ma questi (come gli esempi dimostrano) furono più tosto atti ad ogni altra cosa che alla militia. Et similmente quel vostro Demostene grand’horator greco, il quale essendo con le sue genti rotto et vergognosamente fuggendo fu dimandato perchè fuggisse rispose: per poter un’altra [53]