fermando che nella sua vita ebbe a compiere “ cose degne di essere “ perpetuamente dalle historie celebrato Anche Tommaso Porcacchi nella sua opera pubblicata nel 1576 “ Isole più famose del mondo ” parlando del Canale scrive : “ oltra “ che in mare fece molte magnifiche prove, fu anche pratico in quei “ governi, che pare c’oggi, tutti gli altri sieno per imitare la disci-“ piina di lui Leggendo l’opera si potrà infatti giudicare della vasta cultura che il Canale possedeva sia dal lato storico, che da quello letterario come da quello tecnico, sebbene le sue teorie meccaniche e fisiche sieno alquanto infantili e facciano oggi sorridere. Il trattato è impostato, come si usava in quei tempi in forma di conversazione alla quale egli fa partecipare quattro dei più notevoli personaggi vissuti a Venezia in quegli anni e che occuparono altissimi posti nel governo della Repubblica. Il Capitano Generale da mar Vincenzo Cappello, il Provveditore Generale d’Armata Alessandro Contarmi e due Senatori alieni di cose di mare ma che si distinsero negli affari di Stato. Marc’Antonio Cornaro e Giacomo Canale zio dell’autore. Quest’ultimo fu per lungo tempo Bailo a Costantinopoli, ed il Cornaro fu uno dei più grandi oratori del Senato Veneziano. È celebre infatti la sua orazione tenuta nel 1529 con la quale persuase il consesso a far schierare la Repubblica colla Francia nella lotta tra Francesco I e Carlo V, quella del 1537 quando essendo Savio di Terraferma indusse il Senato a non abbandonare l’alleanza conclusa con Carlo V. Quella infine del 1538 quando persuase il Senato a non concludere una pace separata col turco ed aderire invece alla lega stipulata tra Carlo V ed il Pontefice contro gli Ottomani. L’opera del Canale è interessante oltre che dal lato tecnico anche da quello letterario e costituisce un bellissimo esempio della erudizione dei nostri grandi uomini del Rinascimento. [9]