firmatione di ciò si potrebbono aggionger le parole di Valerio Corvino il quale (come scrisse Livio) soleva ai suoi soldati dire che essi da lui non solo la militia, ma etiandio l’esempio di quella apprendessero. Tuttavia mi pare aver letto che Lucullo molto famoso Capitano non diede opera ad altro che alle lettere greche et alle scienze dei filosofi nelle quali divenne maestro. Et lo studio delle armi che (secondo voi dite) alzò la Repubblica Romana a quella tanta grandezza fu in ultimo della sua ruina caggione. Ma io sono forse troppo presuntuoso che non ha vendo (come di Formione disse Annibaie) veduto alloggiana-mento di soldati habbia così ardire di interrompere il vostro rag-giomento, quantunque di ciò potete reccar la colpa nel Canale, perciocché un primo disordine è spesso caggione a farne seguir degli altri. Non sono (rispose il Contarini) di tanta importanza le cose che io dico che ciascuno di voi non mi possa interrompere quando gli piaccia, nè so che maggior autorità io mi abbia in raggionar di questo soggetto di quello che abbiate voi, il cui giuditio in tutte le cose ho sempre anteposto al mio. Perciò non sarà egli da dir disordine ma ordine più tosto che la vostra bontà aggionga dov’io manco et insegni dove io erro, aiutandomi et consigliandomi. Ma quanto a Lucullo è da creder che egli ancora da fanciullo imparasse la militia in Roma, nella quale ciascun giovane (come mi pare haver detto) comunemente la esercitava et che oltre ciò il conversar di continuo con persone maestre di quella non era di poco utile ad averne cognitione. Ma forse che costui non fu uno di quei capitani cotanto perfetti che noi ricerchiamo, et, posto che si, delle cose accidentali non sì può far regola. Appresso io giudico che non lo studio dell’armi, ma la superbia et l’ambitione di coloro che malamente l’adoperorno fosse la rovina di quella Repubblica. Ciò detto dal Contarini et affermato da ciascuno che negare non si poteva, egli seguitò: La seconda caggione dipende dalla prima