Garzoni, ora Dona Dalle Rose a Ponte Casale, arricchendola di bei camini marmorei, di sculture, di suppellettili monumentali. Un nuovo colosso che, se portato a termine, avrebbe aggiunto nuova gloria alla fama del maestro, è l’enorme fabbrica della nuova Scuola della Misericordia: i confratelli ne volevano fare la più ricca e grandiosa costruzione del genere a Venezia. Senonchè trascinati in lungo i lavori, sorti litigi e controversie relative specialmente al tipo di copertura da adottare, se in volto o a travatura, la costruzione, finì col rimanere incompleta ed anche oggi, nelle sue linee costruttive si trova pressoché allo stesso punto in cui ebbe a lasciarla il Sansovino. Esternamente, dalla rozza ossatura in mattoni si può arguire quale ne sarebbe stato il prospetto compiuto, a grandi arconi, incorniciati entro il solito motivo a colonne ed a nicchie, coronato su in alto dal gran timpano triangolare; nell’interno, preso lo spunto dalle altre Scuole veneziane, ideato il saldo e poderoso motivo delle colonne corinzie binate, disposte su due file a sorreggere il doppio robusto architrave, egli seppe imprimere a tutto l’immenso salone terreno, ritmo chiaro e solenne di signorile romana austerità. Abbattuta, come si disse, al principio dell’ottocento la chiesa di san Geminiano, caduta in rovina la chiesa di santo Spirito in isola, oggi fra le costruzioni religiose sansoviniane, Venezia conserva solo l’interno delle due chiese di san Francesco della Vigna e di san Martino e quella di san Giuliano, eretta in collaborazione col Vittoria. Con pianta a croce latina la prima, ad una sola navata centrale su cui si aprono due file di cappelle ai lati, tagliata da un largo transetto, con nel fondo, fiancheggiata da due cappelle per lato, un ampio presbitero e coro¡ S. Francesco, incominciatasi a costruire circa il 1534, era stata originariamente ideata, con una gran cupola alla crociera, a costoloni, ricordo forse fiorentino della gran mole di santa Maria del Fiore : ma se le filosofiche elocubrazioni platoniche del dotto padre Georgi, frate francescano, finirono per costringere il Sansovino a modificare il primitivo, più ricco progetto, non valsero però ad alterare il chiaro e ben equilibrato ritmo costruttivo nelle aperture degli archi, nell’armonia delle vaste superfici pianeggianti di ispirazione tutta toscana. A san Martino e a san Giuliano il Sansovino adottò invece su area più ristretta, la pianta quadra, mentre nella chiesa di san Fantino egli ideò con meditata serena armonia di proporzioni, l’elegante motivo archi-tettonico della cupola sorretta agli angoli da quattro colonne corinzie 41