apparato decorativo a stucchi bianchi ed oro, a comparti pittorici, che trionfa nella lussuosa magnificenza dei soffitti dell’antisala e del salone, donde splende fra i minori satelliti la magica tavolozza di Tiziano e di Paolo Veronese. Con la Libreria, che il Sansovino iniziò circa il 1536 e che, superata la dolorosa vicenda del crollo della volta egli portò a termine verso il 1556, nella parte corrispondente ai primi sedici archi a cominciare dall’angolo del Campanile, il « proto » di S. Marco poneva le basi del piano di rinnovamento e di sistemazione edilizia della Piazza che, posto in isola il Campanile, avrebbe dovuto svolgersi lungo la Piazzetta da una parte e lungo il lato settentrionale della Piazza dall’altra, per ricollegarsi in faccia alla Basilica, alla Chiesa di S. Geminiano, e sul Molo alla fabbrica di Zecca; l’una e l’altra, costruzioni ambedue del Sansovino; la prima purtroppo abbattuta dalla mania demolitrice del periodo napoleonico, per costruirvi l’ala nuovissima delle Procuratie a compimento del nuovo Palazzo regio, l’altra robusta e grave nel bugnato severo della sua facciata, oggi intimamente legata nel suo nuovo ufficio di Biblioteca, a quella Libreria, che a tale scopo creata dal Sansovino, ora ritorna ad esser la degna sede di tanti venerandi tesori di sapienza e d’arte libraria. E per reftar nella Piazza, che fu il centro della sua maggior attività, un’altra creazione sansoviniana, la Loggetta alla base del Campanile, è nuova testimonianza dell’ininterrotto lavoro con cui il Sansovino attendeva senza tregua alla sua carica laboriosissima: prospetto plastico, più che architettonico, ricolmo di ogni eleganza ornamentale, oggi la Loggetta si presenta a noi alterata nelle sue linee originali dall’ampio terrazzo che le si stende innanzi, affogandola, togliendole slancio ed eleganza, essa che già originariamente poteva apparire turbata dal pesante attico che ne forma coronamento. Contemporaneamente a questi incarichi « ufficiali » affluivano al Sansovino commissioni e lavori da parte di privati cittadini o di enti religiosi. Per una delle maggiori e più ricche famiglie patrizie di Venezia per i Corner, egli costruisce la gran fabbrica della Ca’ grande, colossale dado di pietra istriana, saldamente piantato quasi all’imbocco del Canal Grande, ed a Rialto, di mole minore, meno grandioso di proporzioni e di concetto, eleva il palazzo dei Dolfin, mentre fuori di Venezia in quel di Padova dà il modello della magnifica Villa dei 40