IMP - 166 - d’ » impavesata ». La semplice ringhiera che si trova, comunemente sulle moderne navi da guerra e da commercio, si chiama battagliola (vedi questa voce). La voce « impavesata » deriva dal nome medioevale italianissimo dei pavesi (dalla città di l'avia) cioè degli scudi che sulle galere erano disposti lungo la parte superiore dei fianchi a scopo di difesa. Sulle navi da guerra veliere che sostituirono man mano le galere e le galeazze, cioè stille corvette, fregate e vascelli, le impavesate, per tutta la loro estensione, formavano dei lunghi cassoni nei quali, durante il giorno, si stipavano verticalmente, l’una accanto all’altra, le brande arrotolate (« rollate ») dell’equipaggio (vedi « branda »). Tale operazione si designava con l’espressione formar le impavesate. Quella ininterrotta imbottitura delle impavesate formava, uel combattimento ravvicinato, un’ottima protezione contro le pallottole della fucileria di quei tempi. Le navi all’ancora tenevano le impavesate scoperte ; le estremità delle brande, accuratamente chiuse ed arrotolate e diligentemente allineate, formavano lungo il bordo della nave una candida ghirlanda che dava un po’ di grazia all’aspetto rude e maschio di quei bastimenti irti di cannoni. La perfetta formazione delle impavesate, essendo uno degli elementi del buon assetto esterno di una nave da guerra, era una delle piccole ambizioni degli equipaggi. La consuetudine di disporre le brande lungo le murate è stata mantenuta anche quando, per il mutare del modo di combattere, esse non costituivano pili una protezione efficace. Sulle navi da guerra moderne, il cui ponte di coperta, in generale, non è più circondato da un parapetto elevato, si continua, sempre che è possibile, a riporre le brande sui ponti superiori. Quest’uso ha il merito di permettere in certo modo una parziale ventilazione delle brande e di obbligare gli uomini a mantenere l’immacolato candore delle tele mediante frequenti lavande. Il nome della primitiva ubicazione è passato oggi a designare tutte le sistemazioni fatte per contenere lo brande durante le ore del giorno. Generalmente sono dei cassoni costruiti intorno a quelle soprastrutture "che si chiamano tughe, casotti, e quando non si può fare altrimenti, in qualche luogo dei ponti inferiori. Due volte al giorno i vari reparti degli equipaggi si dispongono in due file dinanzi alle proprie impavesate : al mattino, dopo la sveglia, per riporre le brande ( « sgombrabrande » o « zaffa rancio ») ed alla sera per prenderle (« brandabbasso ») : andare in riga alle impavesate. Le impavesate si sogliono chiamare pure bastingaggi, ma questa parola è da evitarsi perchè francesismo (« bas-tingage » dal celtico basi, terrapieno di difesa). IMPAZZARE. IMPAZZIRE. - Si dice della Rosa della bussola magnetica, quando per motivi temporanei (prossimità d’intensi campi magnetici, o miniere di ferro), o permanenti (smagnetizzazione dovuta a scarica elettrica) perde la sua forza direttiva. IMPEGNARE. — Lo stesso che imbarazzare, impicciare, impigliare. Si dice d’una corda che si è impigliata con un’altra o con qualsiasi oggetto, e si dice d’un’ancora quando, nel tirarla su, ci si avvede che essa s’è impigliata con la propria catena, o con altre catene o cordami. L'ancora è impegnata. IMPIANTO. — Il nome generico delle installazioni dei cannoni di grosso calibro e di alcuni tra quelli di medio calibro. I tipi d’impianto finora usati nella Marina da guerra sono i seguenti : in barbetta in casamatta in torre. Vedi queste voci.