MEZ - 212 - e cioè l’istante del passaggio del sole al semi-meridiano superiore del luogo. 11 Mezzogiorno medio è il mezzodì di tempo medio (vedi « tempo medio »). MEZZO MARINARO. - Nella Marina Mercantile così si designa comunemente il gancio d'accosto o alighiero. MICCIA. L’estremità inferiore di ogni albero della nave, che viene introdotta e fermata nella corrispondente scassa, sul paramezzale. MIGLIO. — Unità di misura delle distanze in mare, del cammino percorso dalle navi, e delle loro velocità orarie. Da non confondersi col miglio inglese (m. 1609,31) nè con altre unità di lunghezza aventi lo stesso nome, appartenenti ai sistemi di misura degli antichi Stati Italiani. Il miglio marino è la lunghezza di un sessantesimo di grado del meridiano terrestre e cioè d’un primo, ed equivale a m. 1851,85. La ragione per cui i marinai usano ed useranno sempre questa unità di misura, anziché il chilometro, è quindi evidente: la estrema semplicità nel passaggio da una misura espressa in miglia marine all’equivalente in "radi e primi di meridiano o d’equatore. ’ MINA j Mina subacquea o Torpedine da blocco. - Nella Marina Italiana queste due voci sono ugualmente usate per designare quell'apparecchio contenente una carica di alto esplosivo da ancorarsi in mare a determinata profondità sotto il livello dell’acqua, e destinato a scoppiare quando riceve un urto. In altre Marine invece, con parole simili alla nostra torpedine viene denominata l’arma che noi chiamiamo silùro : la Marina Francese chiama quest’ultimo torpide, la Marina Inglese t or pedo (proli, torpido). La mina subacquea consta principalmente di una cassa sferica o cilindrica in cui sono contenuti la ca- rica, l’innesco e gli ordigni destinati a produrre automaticamente : 1° L’ormeggio della mina alla profondità prescelta ; 2° il suo approntamento e la sua disattivazione ; 3° lo scoppio nell’eventualità di un urto da parte della carena di una nave. Alla parte inferiore della cassa suddetta sono uniti l’ormeggio in corda metallica e, temporaneamente, l’ancora. Questa non ha la forma delle ancore delle navi, ma è un pezzo metallico pesante, avente la sagoma più opportuna per ottenere un certo avviamento di linee e l’aderenza col corpo della torpedine prima e durante l’affondamento. Naturalmente l’ancora ha alla sua base delle appendici atte a mordere il fondo del mare. Nei depositi e sulla nave destinata ad affondarla, la mina è inoffensiva perchè i suoi congegni di scoppio sono immobilizzati (disattivàti). Qualche minuto-dopo che la mina è stata gettata in acqua si producono automaticamente il distacco dell’ancora e lo svolgimento della quantità d’ormeggio necessaria per tenere l’arma alla profondità prestabilita. Separata dalla sua ancora, la mina, che ha una spinta di galleggiamento, tende a salire alla superfìcie dell’acqua. Grazie ad un apposito congegno, si produce per successive approssimazioni la regolazione dell’ormeggio, e l’arma rimane alla profondità voluta. Contemporaneamente i congegni di scoppio si smobilizzano. Per queste operazioni automatiche sono impiegati alcuni perni di sale solubile nell’acqua di mare, la cui soluzione ha luogo in una diecina di minuti. I congegni che dopo-l’urto determinano l’accensione dell’innesco sono elettrici e constano generalmente di un circuito passante per le capsule d'accensione, e comprendente alcune pile nelle quali il liquido eccitante è isolato dalle parti