175 MDXXXI, NOVEMBRE. 176 guirà la Corte, et è amalo da ditta Maestà come proprio suo, et da li populi desiderato come naturale signor et re loro. De li progressi dii re soprascritto vi darò aviso di giorno in giorno, secondo che veniranno qui alla Corte le novelle. La dieta imperiale, se dice pur ancora, si farà in Ratisbona il giorno de li tre re, et questa Maestà prega per letere et per nuncii soi li principi di Germania che vogliano in persona venire, et cercha con ogni mezo di confirmare li titubanti, et tenire li buoni, et tirare li tristi ne la catholica et drita via, non havendo alcuna cosa più a cuore che questa causa lutherana, per la quale maravigliosamente ha fatto le vittorie che hanno borra ha-vuto li Svizeri catholiei conira li lutherani, che prima che noi dovete bavere inteso, a li quali catholici quesla Maestà è contenta di dare soccorso, ma ciò non vole che si sappia da lutti et questo è secreto. Oltra di questo havete a sapere come il duca Gioanne deSaxonia, electore, ha horra, per quanto si ha ditto per bona via, ordinato nel stato suo che si celebrino le messe come si faceva prima, et ha specialmente comesso a qualro comissarii, che a questo sollo effetto ha creato, che intendano et con ogni studio cerchino di sapere quello et da chi sia stalo levalo et tolto di le robbe sacre, ha-vendo intenlione che sia restituito il tutto a cia-schuno, il che si fusse vero, aggionlo alle vittorie delti Svizari buoni, saria certo da sperare grandemente che Cesare dovesse conseguire nella causa lutherana l’intento suo, impresa certo degna di tale imperatore et necessaria, nonché utile, alle cose christiane. Noi havemo presto, sicome se dice,- a partire di quà per Tornai, terra appresso Fiandra, dove si ha a fare una grande solennità per l’ordine del Toson, nel quale si ragiona che questa Maestà vole acettare 4 italiani tra gli altri, lo illustrissimo signor don Ferante Gonzaga, che è qui et in summa gratia di Sua Maestà si che presto si pensa che serà latto Grande escuier, eh’ è il secondo grado di la Corte, lo illustre marchese dii Guasto, il signor Andrea Doria capitanio generale, et il principe di Salerno. Cosi si ragiona nella Corte ; poiria essere che alcuno di questi non si accetterà, et forse non sia stalo proposto. Copia di una tetera da Bruseles, olii 6 de novembre 1531, scrita al signor duca di Mantoa. Sua Maestà ha determinato di andar a fare la cerimonia di P ordine dii Tosone a Tornay. Si era in oppinione che di quesla selimana si dovesse partire, perhò già si dice esser differita sin al secondo o terlio de l’altra, et questo si ha per certo, perchè uno torneo, che si dovea fare giovedì, si è prorogato fin a dominicha. Ancora non si sa dii certo si la Corte vi andará, opure Sua Maestà sola con la casa et pensionarii: a monsignor reverendissimo legato, il qual suole essere il primo a chi si fa intender ciò che si babbi da far o che camino babbi da fare ne P andare o nel ritorno, anchora non si sa, se non che visitará pur Bruges. Per quanto si dice, la opinione universale è che qui si habbia da fare le feste de la Natività dii Nostro S gnore, il che si può tenere per certo, quanto sia vero che lulta la Corte non vada a Tornay. Doppoi le altre mie, per le quale scrissi a vostra excellenlia il travaglio in che erano questi paesani per il danno che facevano le genie dii re de Dina-marcha in Olanda, per la poca voglia che mostravano di partirse, nè volendo Sua Maestà donargli remedio, expedi molli corpi di fanlaria con disegno di mieterne insieme fin alla summa de 6U00, et tutte le gente d’arme haveano comissione di cavalcare a quella volta, il che presentendo il re,' fece che subilo prese partito de imbarcharsi, et cosi se n’ è andato a la sua expedilione. Dicesi che li adversa-rii soi haveano disegnalo oponergli in mare con 30 nave ben armate, ma non hanno havulo il tempo. Le gente che hanno insieme, per quanto se intende, sono da 6 in 7000 homeni a piedi et 4000 cavalli, per tenere sempre travagliato lo exercito nemico, confidandosi che, delenendo la guerra in luongo, li debbano mancare li danari, et, se il re de qualche luoco dii paese ne vorà cavar, serà un inimicharsi quelli puochi che lo amano, che sono li ignobili et populari Dallo altro canto a esso re li soi hanno promesso di persistere sin infine, con denari et senza, et lui gli ha donato una isola, che se ben mi ricordo chiamano Frilanda, dandogli libertà che amazano tutti Ji habitatori di quella, senza rispetto nè risguardo di elà o di sexo, perchè dice che quelli sono stati li più fieri nemici che lo habbi ha-vulo. Non dirò alcuna cosa di questi confliti di Sgui>