529 MDXXXt, DICEMBRE. •230 ser fideli et cari, l'una parte eoo l’allra sia secura azìò se possa praticare et negotiare secondo la neccessità et bisogni. 107 Da Crema, di sier Antonio Badoer, podestà et capitanio, di ultimo novembrio, ricevute a di 6 antedito. Ozi monsignor Bortolomio di Bi-biena, che è qui alogiato, mi ha mandato lo incluso reporto et, poi scrita, mi ha mandato questo altro : Magnifico. Essendo venuto a me uno canzeliero di monsignor Stampa per danari che ha da haver dal cardinale per la sua pensione, l’ò bene esaminato, et trovo che le parole dii prolhonotario Ca-razolo, ha aute col duca, fumo percausa di l’ar-tellarie, inanti eh’ el Taverna venise, che la vol-leva tutta, et pensava indure sua excellentia a pa' garli ; ma ella alfine ge ne consignò, poi venuto el Taberna, con grafia. Ne è tornata una parte in castello, e*, dii .pagamento di danari ha riportato di-latione di la terza parte, et non si sa con che abilità, ma non molta. La offerta di la mogliera pare che non satisfarà, el che gli voleano dare una francese che Cesare non ha saputo dire chi, et non si parlava di far fare allra relation publica dii dito Taverna. Li spagnoli confesa che deveno venir ad alogiare sul cremonese, et dice che non hanno suspetto di guerra, nè se intende però che siano rimasti lo imperatore et il re Chrislianissimo, che si dice pur confesa la presa di le nave di Genoa do francesi : di che, a quésto caminare de spagnoli et venir allogiar sul slato de Milano, la-.scio fare juditio da vostra magnificentia, et solo li dirò che io penso si vogliano asunarse et se fidare del star, che altramente havevano dove star et hanno dove ire. Che se ciò non sia, et presto saremo chiari, zoè se se fermino, et per questo verno credo con vostra magnificentia che ogniuno starà fermo. A Milano dicevano perhò non so che dii venir di gente di Franza ad allogiare a li confini de Italia. Le cose de Svizari, s’aveva lo Sfondrato averse preso qualche bona speranza di composi-lione, et digano perchè Zurich, primo Cantone de li lutherani e di tutti, sera accordalo con li chrisliani. Dice anche costui eh’ el legato dii papa # in Milan havea letere, eh’ el duca di Saxonia erra ritornato alla nostra vera religione et faceva tornar tutti li soi, che questa è una bona nova se è nova vera ; nè havea letere di la Corte il prolhonotario sopraditto. In Lecho erra intrato el so-corso, et a Muso andava gente dentro. Date a dì ultimo novembrio 1531. Magnifico. Un homo di quelli di Barbata, venuto da Cremona poco fa, me referisse li spagnoli esser senza duhio venuti ad alogiare sul Stalo di Milano, zoè a Casalmaiore et altri lochi sul cremonese, et uno altro servilor di un mio parente, che vien da Monticelli sul parmesan vicino pocho a Cremona a 4 miglia, mi distingue, come ben informato, che li cavali son per alogiare sul cremonese et li fanti restano di là su le terre di Palavisini : la artellaria loro marchia, et erra a Borgosandonino, dove erra arivaio el signor marchese dal Guasto. Et le voce et oppinione son varie, nè se intende il secreto. E mi è parso mio debito dare di tutto aviso a vostra magnificentia, a la qual mi ricomando. Dii dito podestà et capitanio di Crema, 107* di 2 di V instante, ricevute a dì 0. Manda questo altro aviso : Magnifico. In questo ponto ho letere da Milan, che Nostro Signore havea mandato un servitor suo in Milano con danari per mandare a Svizari chri-stiani, et che ordinava al Vendano suo legato che havesse da ire in persona a la impresa; ma, per essersi Zurich retirato con li christiani et le cose pigliare bona via, non è parulo al vescovo dover andare, finché non ha nuovo aviso et risposta di Soa Santità. Il duca, dicono, che zercha per moiere una nepole di l’imperatore, fiola dii re di Dacia, et che ne ha qualche speranza. T)a Constantinopoli, di sier Piero Zen, ora- 108 tor et vicebay lo, di 24 octubrio 1531. Como domenega, a dì 5, el magnifico baylo domino Francesco Bernardo basò la man al Signor con gran honor, et, vestilo, se parte con salisfazion universal di lutti questi signori. Et havendo posto ordine di vestirne, il sabato li fo mandalo a dir sì manzava pesse, et si voleva quel zorno : li rispose, erra bon giorno. Et cussi a li 21 vene zaus basi Io agà di Eiuphazi con la sua compagnia a levarmi di caxa et condurmi alla Porla, cosa non solila avenir. Agà Eiovachut dragoman prima me portò le veste a caxa, et, vestito, con tutta la nalion intrai a li bassa, dove rasonamo insieme per uno grandissimo pezo molto amorevolmente. Poi feno |>ortar il disnar • copioso di molle vivande belle el bone, e cussi a la nation le vivande erano acompagnate, carne et pesse. Et il basà, zoè Imbraim, me apresentò carne; non refudai di tuorla. Poi si dolse, li dissi ; « Questo