467 MDXXXI, FEBBRAIO. 468 da Lecho, el a l’incontro, dove erano due compagnie di questo illustrissimo signor, una di queste matine ussi fuori con alcune di le sue burche, et smontato in terra, per mezo di un cero intrò nel loeho inanli giorno, dove havendo trovato quelle compagnie sproviste, et con morte di molli et dii capitanio Corsino have il locho, nel qual era 3 pezi di artelaria ; per il che questo signor subito mandò da zerca 100 fanti di questi dii castelo di Milán in campo, con proposito mandarne altri 100 per maior securezza di le sue gelile. Il caso è seguito mediante Cesare da Napoli. Il vescovo di Verzeli, qual dinotai per le altre havea comission dal duca di Savoia di procurar qualche aponta-mento tra dito Medico et questo signor, è stato con sua excelentia et ha proposto alcune proposi-tione mollo simile a le altre, ben più reussibile di esser acelade. El capo è che se li dagi ducali 40 milia contadi et 1000 ducati de inlrada, lassando Mus et Lcclio a questo signor. Unele questo signor ha manda a sguizari et grisoni soi confederali, scrivendoli di questo per haver il lor parer. Il vescovo è passato per ritornar a Verceli dove si dovea conferir il reverendo prolhonolario di Medici fratelo dii caslelan. De svizari si ha, per letere dii secretario di questo signor, che ne la dieta non è sta proposto cosa alcuna da li agenti di Franza cerca il levar di fanti ; dii che il reverendo Verulano nonlio pontificio ne prende ad-miratione, dicendo che queli che in svizari sono a questo, operano secrete et non in publico, hes-sendo la confederaron con Franza, che ninno sia astreto di andar a soi servici, ma chi li voi andar vadi senza impedimento, fano a requisition di capi per lenirli a requisition loro. Di Roma sono letere di 26. 1! marchese dii Guasto dii reame dovea ritornar a Roma, el le letere drízate a lui con la comission di 1’ imperador erano gionle a Roma poi il suo partir per reame el le haveano mandale drio. Alcune cnmpagnie hispane questi zorni venute ad alozar sul lortonese, li è sta scrilo per il prolonolario Carazolo si lievino de li. Di 1’ imperador si judica non sia per andar a la dieta in Ralisbona ma per tornar in Italia. Questo signor illustrissimo mo terzo giorno vene da Vegevene qui per intervenir a lo sposalitio di una sorella dii conte Maximilian Stampa, maridasi in uno_ de i conti da Lodron, el starà qui per tuto questo tempo di carnevai. Da Bruselles, di 17 Gennaro 1531, al signor 228 duca di Mantoa. • Quando è piaciuto a Dio questa Maestà ha determinalo la parlila sua, et sarà dimane senza falò per quanto fin a quest’ bora se intende senza ex-ceptione alcuna, ma andarà a Lovane che è lontan de qui k leghe, ove penso che si fermerà almen per un giorno intiero, perchè molle expedilion che sono in alo di ullimarse qui non serano expedile siiichè*Soa Maestà le possa passare, et maxima-mente il dispacio che si fa per Italia. Si sta pur in speranza che hora si deba veder qualche conclusione cerca queste mercedi sopra li beni de li rebeli, et tuli questi che le aspetano slanno con la bocca aperta ; ma ben che quasi si lenga per certo che una buona parie hora serà expedita, et già se ne vedeno segni, però molti ancora stanno in dubio ; pur se ne chiarirà presto se el serà o non serà. In questi giorni vene qui il conte Palatino, zioè il duca Federico. La causa di la venuta sua in particulare è mollo secreta, ma in genere si dice che è venuto per solicitare Sua Maestà a l’andata in Germania, come pare che da lo effeto sia comprobato. Sua Signoria parti avanti heri, et è stata qui 6 giorni et non più. Io sono stato a visitarlo in nome di sua excelentia. Si dice, che fra l’altre commissione, come è venuto, ha avertilo Sua Maestà in nome dii re di Romani, che molli principi alemani et quasi tutti vogliono insistere nella restituzione dii slado dii duca di Vertimberg, alias expulso, ma non so se sia vero. Si tiene che fra Lovaine, Mastrich et Colonia Sua Maestà temporizerà ogni modo qualche puoco, aspectando aviso de Germania dappò la gionta che bara fato quel conle palatino in quele parli, et forsi il conte medesimo, et poi si andarà al camino de Ratisbona, ove da non so che pochi giorni mi pare che sii uuiversal oppinione che si deba fermare poco, ma mollo presto expedirsi, per venir a la via de Ilalia. Però, per grande che possa essere la speranza, il desiderio universale è molto magiore, il che si conosce da la alegria che ogniun tiene dii parlirse de quà, parendo che già che vengino verso Italia, si possi dire d’uscire di una carcere, ove semo stali cosi maltralali come senio in questo maledelo paese, che ci hanno divorato sino a l’anima. In questi di Sua Maestà ha mandalo al signor Andrea Doria la expedilion di