33? sentem pacem etiam non servare nec tìinere debe-remus et aliud bellum incipere timcndum est quod illi confederali nostri qui nobis cum corpore bona atque honorem in bello perdiderunt se se rerum nostrarum inmiscere. 162 Ultimo. Dilecti nostri debetis totaliter cum orane veritale scire quod nemo eius montis est quod Veli t a verbo Dei recedere et quod nos omnia quae-cumqne nobis Deus concessit fideliter ad vos el civitalern Turicensern ponemus, et ad eos qui in bona pace et tutella ac defensione nos cupiunt conservare et illis auxilio esse ut possint tueri ac def-fendi ad versus illos tumultuOsos sacerdotes ae cla-matores quam divi corpora ac bona el vita nostra durare possimi, el Deus omnipolens nobis graliain cortccdal et habere bonum respectum super illos qui volunt ivi quod supra monlionalur ad efleclum ducere, nam Volumus omnino probos ac pacificos adversus lumolluosos sacerdotes ac clamalores tueri ac defendere et volumus hoc nulli celare, rogairrus quod Vos dominos nostros ac superiores noslros dileclos proplerea Deum quod velitis nos subdilos Vesfros in hac pace nostra exaudire et ne displi-ceant eiusdemmet sed nobis ad hoc auxilio esse ila ut nobis omnino confidimus. Datae in Meylum, die 28 Novembris 1531. 31) Da Crema, di sier Antonio Badoer podestà et capitanio di 7 Zener, ìiore 24, ricevute a dì 13 ditto. Hozi è arivato qui missier Zulian Boir mercadante fiorentino, sta a Milano, Iteri parli dal signor marchese dii Vasto, con el qual è stalo più zorni per danari dia haver da lui, el lo ha lassalo in Borseto. Referisse haver inteso da più signori di primi servitori dii marchese, come l’è riso'ulo che le gente se habbino a divider, et alozar parie sul Mantoan, parte sul Parmesan, parie sul Piasentin, parte sul Cremonese, benché l’imperalor fesse che una parte andasse sul Ferrarese, dicono il Papa ha ordinato le non vadi el cussi non li anderà. Da Tràù, di sier Alvise Caìbo conte et.capitario, di 14 DeZembrio, ricevute a dì 14 zener 1531. Come, per persone veridice se intende, sopra nel sanzachato dii ducato sì fu adunation de bon numero di gente, chi dice per difesa sua, perchè erano sta svisati che corvali doveano venir a loro danrti', et chi dice per depredar morlachi, altri dicono pér venir a Safona a fabricar stantie et alcuni revelini a la forleza nuovamente per essi turili La cari» 162* é bianca. / Diarii di M. Sanuto. — Tum. L V 338 chi construola in ditto loco di Salona, ne la quale questi zorni passati sono sta condule artellarie, zoé cortaldi et archibusi con polvere, archi et simelc munition in bona quantità. A dì 15, la malina. Vene in Collegio il ve- 164’) scovo di Verona olim datario di questo papa, qual vien di Verona, el disse ch’el voleva audienlia con li Cai di X, et, mandati tulli fuora, disse aver auto uno brieve dii papa che li comandava venisse a questa Signorìa a dirli de li preparamenti fa il turco conira la Christianilà, et cegna venir in Puia e in la Marca, per il che Soa Santità ringralia di avisi dati di questo et desidera saper se armando dito turco questa Signoria voria far arinada et che numero, esortando questa Signoria a voler far grande armata, con allre parole a le qual il Serenissimo post verba generalia li disse questo Slado esser in bona amicilia col Signor turco, et si fa certo non venirà prima a nostri danni et li altri principi doverono far loro potentissima armala, et meter in ordine uno eseroilo formidoloso^ per ob-slarli, volendo smontar in terra, ma la più secura saria che’! re di romani facesse acordo col re Zuanne, et falò, il turco non faria movesta, con altre paiole. El qual episcopo dete una scritura al Serenissimo pregando col conseio li fosse fallo risposta, et cussi fo terminato a risponderli domali | col Conseio di X. Il qual è alozato a Muran. Da poi disnar fo Collegio di la Signoria et Sa- vii in materia di trovar danari, fin bore 4 di note, in materia di meter angarie el trovar danari, acciò bisognando armar se sia in ordine di danari, e tuttavia si (ansa la terra. Sono al primo sesticr Santa Croce. Fu parlalo assai : la più parte dii Collègio Sente meter ima tansa al monte . . . . , et meza tanSa persa, acciò quelli poi scontar sconti in la meza tansa una. Sier Leonardo Emo consièr voi meter oltra questo uno imprestedo de ducali 100 milia Videlicet 50 milia a la terra ferma et 50 milia al clero; et cussi a dì 18 di questo sarà Pro-gadì Sii questa matèria. Gionse hozi in questa terra uno nonliò over oratòr del ie Zuane di Hongarìa slato altre Rade in questa (erra, chiamato domino Antonio Vianzin preposito di Budavechia, et va a Roma; alozalo in efià Duodor per mezo il palazo dove sta Cherea, elio è in Ungarìa. A dì 16, la nralina. Non fo alcuna lettera. Il Collegio, èt eri et ozi, si reduseno in la camera di (1) la caria 183' è bianca, n MOXXX!, GENNAIO.