179 MDXXXI, NOVEMBRE. 180 * maxime di belezza come erra questo. E disse che uno giorno, ragionando col Signor di questo, li disse, saria cosa grande che la Signoria li mandasse esso alicorno ; per la rarità et belezza ogni Signor lo dia tenir caro e non privarse di quello, che fazihnenle poi non se ne poi aver. Poi disse, la Signoria à voluto gratificar questo Signor, e cb’el volea far poner nele croniche che bora questa imperiai Maestà faceva scriver de li gesti sui, che a le noze e circumsiUon de li soi (ioli li signori Venetiani hanno mandato uno alicorno de singularissima beleza e valuta grandissima, la qual cosa sarà a li posteri manifesto segno e bona ricordanza di I’ amor e benivolentia porla a questo Imperio, dicendo, li drappi e vestimenti e cose comestibile in breve tempo si consumano, simile faceva la carne di l’homo, ma che simel presenti fanno tenir perpetua memoria di sè. Laudando di novo la beleza de lo alicorno, lenendolo in mano, dicendo, quel del Signor, per esser più grosso, dovea esser stalo de animai più grande, e questo di più picolo, e creder una sola fiata sii slà ritrovà simel alicorni, dapoi non si ha più potuto haver. E havea letto che una nave capitala per longa navigatone a le parte de l’India ne ritrovò alcuni, i qual portò a queste nostre parte de qui, nè mai si ha auto nolilia che altri sia stà portali. E che sultam Memeth hebbe quello che Ihoro hanno da uno cristian che ge lo porlo con uno libro antiquissimo coperto di cera, quale narrava il modo ch’el si havea hauto, che erra come P havea naralo. In lutto è intervenuto missier Alvise Grill, col qual quando intrassemo erra con ditto bussa, e con uno alegrissimo volto me vide et si alegrò di la saluto mia. E scrive parole insieme dille, come non è per manchar di far cogno-scer a questo serenissimo imperador la reverentia et observantia sua. Lo ringraliai in voler far memoria ne le sue croniche. Poi esso bassà mi domandò dii mio viagio : li disse la incomodità aula, et come la illustrissima Signoria li havia dà de li honori si dà alli primi di la terra, ma hessendo la persona sua di satisfaziope a sua magnificenlia lo havia manda, et questo li fo gratissimo a intender. E cussi si partirò con dir erra per ritornar un altra fiata. Fu poi a visitation dii magnifico Aiax basa, poi dal magnifico Cassini bassà, ai qual presentale le lellere eredential et li presenti ordenarii, scrive parole ditte et lo chiamorono padre. Alli 5 andò a visitar il magnifico Schander celebì defferdero, qual è in la sua solita reputatane apresso Imbraim, al qual datoli il presente. Poi il di sequente andò a vi- sitar il magnifico bilarbei di la Grecia, persona morigerata et cortese et amico vechio nostro, qual si offerse in ogui tempo a beneficio di le cose nostre. Dii ditto oraior solo, di 12 ditto. Come il reverendo domino Alvise Griti li mandò a dir, per il mio secretario, come P era stato con il magnifico Imbraim, qual havia auto gran piacer di la mia venuta e di lo alicorno, et li pareva che usasse al Gran Signor queste parole. Che ritrovandomi de qui questo pasalo viaggio, et havendo inteso che esso magnifico bassà havea hauto notitia dii alicorno di la Signoria di le zoie, che di uno over de un pezo era desideroso di haver. io per debito mio vulsi dar aviso a la mia Signoria di tal desiderio. Mi rispose, sapendo quello era di soa magnificentia erra di questo Gran Signor, che ne manderà uno in dono. Il che fici intender questo a soa magnificen- 82 lia, qual dise, è da far tal dono a uno grande imperador, come è il suo Signor. Hor zonto io a Venecia la illustrissima Signoria deliberò mandarlo con il ditto alicorno a un Gran Signor primo imperador dii mondo et signor dii mondo, e la polenlia sua era infinita, cussi la riverenlia et observantia di la mia Signoria era senza fine. Et lo av'ea destinalo per tre cause : la prima, aziò tutto il mondo cogno-sca P amor e la benivolentia, e che la pace et ami-citia ogni giorno se agumenla ; la seconda, per mandarli lo alicorno; la terza, per restar qui per baylo, fino vengi P altro successor di questo. Di le qual parole il bassà rimase molto satisfato, et disse, quando voleva basar la man al Gran Signor, faria, la Porla fussg ben a ordine, e lutti li signori et janizari se havesseno a trovar per honor e reputa-tion di la Signoria. Il marti alli 10, mandalo el chiaus basi con gran numero di chiaus a levarmi, andai a la Porta. Ancorché molto piovesse e avesse piovutlo assai, trovò tutti li agà sì de ianizari con numero infinito de ianizari e loro capi, etiam de altri ordeni de questa Porta, con gran numero de persone. Il locho dove stanno li bassà erra tulio ornato di tapedi. Andato io di longo, falomi seder contra di loro, secondo il consueto, usato le parole zeneral dii ben esser de la Sublimità Vostra e quelli padri, e di P abondantia dii paese, si perse un poco di tempo, et fece venir il disnar, e volseno io manzase, dicendo, il Gran Signor cussi haver ordinato che facesseno per honorarlo, e volea si comenzasse da me a renovar che si desse da manzar a li oratori, ch’è già longo tempo erra stà pretermesso. Ringraliai loro magnifi-centie, et fu uno honoratissimo et lauto convivio,