321 11DXXXI, GENNAIO. 322 poner una gabella a le barche vanno a li molini verso Scardona. Li risposi molte mine esser sla fate su questo territorio a questi confini, per tutti, non cardando li capi, et quanto a la gabella mi meravigliai de questa nova imposilion, et cbe questa non era la mente dii Gran Signor. Tolse licentia et se partì, et io li mandai alcuni refrescamenti, et hozi si è partito ben satisfato. Scrive saria ben ad-visar F oralor Zen a Constantinopoli cbe otenisse uno comandamento al datiar de Scardona, non innovi cosa alcuna. Bel dito, di 18, ricevute a dì 5 Zener. Mo lerzo zorno zonse in boca de porto di questa cita con do barche armate el conte Piero Grosicb dii castello di Clissa, et per el tempo contrario non polendo andar avanti, lassò le barche in boca del porto et incognito vene'in questa città, alozato per una note in caxa di uno suo amico citadino da qui, qual in secreto dice voleva andar dal serenissimo re Ferdinando et dirli fin bora ha fato el dover el de coetero non polerlo far, per questa forteza novi-ter fabricata da Turchi a Salona, el che non avendo soccorso li sarà necessario abandonarla per non esser possibile più sustentarla a la longa. A dì 15 el 154» magnifico Murath Chiechan mandoe le slafelte a lutti li castelli et lochi contorni, et ha fato cavalcar tutti questi zorni molle cavalcature et pedoni a la volta di Trachino et Tenina lochi distanti de qui per una bona ¡ornata, et lì fanno molte adunalione. Dicono, perchè hauto per spia, che corvati erano adunali in Bicbach per venir con molli cavalli a li lor danni, altri dicono che esso Murath fa lai pre-paration per andar a depredar essi corvati overo andar a la volta de Fiume. 155 Capitolo di lettere da Zenoa, scritte per Francesco Boria fo di missier Galeazo, a Bortolo di Nicolò, date a dì 28 di Dezembrio 1531. A dì 8, fo il bià Lorenzo Jusliuian primo patriarca di Venetia, non si varda per la terra, ma si fa festa a Castello dove è il suo corpo, et a Santa Maria de Orto per essersi» dii suo ordine. Vene l’orator dii duca di Urbin capilanio zene-ral nostro, tornalo dal suo signor. Prima fu col Serenissimo in la sua camera, et parloe di cosse scerete, intervenendo ¡1 turco che si ha aviso di gran preparamenti el fa per colfo. Item, poi redulo el Collegio, vene in Collegio dito orator, parlò come il Papa li ha scrito vadi in Ancona a veder di fortificarla, et li ha risposto esser capilanio di la Signoria illustrissima nè voi moversi senza suo ordine. Item di Tormenti darà quelo è sta compra, el di più ofe-risse 150 milia slera in ogni bisogno, perchè non cura di altri che di questo excellentissiino Slado. Da poi, mandali lutti fuora, fo chiamà li Cai di X, et aldìto le opinion dii suo signor in maleria lurchesca, et sleleno lungamente in vari parlari. Vene l’orator de Ferrara, per certi presoni vo-ria el suo signor, cose particular. Da poi disnar, fo Pregadi, per scriverà l’oralor nostro el a l’imperator, in materia lurchesca eie. Fu compite le noze di la fia de sier Andrea Dol-fin qu. sier Zacaria, in sier Piero Morexini di sier Thomà, bella zovene. Fu posto, una parte per li Savi, atenlo fusse preso in questo Conseio a dì 28 dii mexe di'. . . . pasalo, zerca le galìe de Fiandra, eh1 el capilanio podesse vender li noili eie., el al presente, essendo morto sier Marco Bragadin qual havia una di dille galìe, patron prò vado in questo Conseio sier Lodo-vico Trivixan, et hessendo comparsi li comissari dii dillo sier Marco, dicendo non haver il modo de compirei spazo di ditta galìa, et li soi piezi quali sono sier Tadio Contarmi qu. sier Nicolò el sier Ziprian Malipiero qu. sier Hironimo, el li comisari dii qu. sier Almorò Pixani qu. sier Ilironimo, vide-licet sier Lunardo Juslinian qu. sier Unirè, dicendo loro voler proveder di danari per il spazo, domenle che per quel disborserano, salisfato prima le refu-sure mendi et volti el resto di nolli si per mar come per terra a dille galìe spelante li siano obligali, per lanlo sia preso: che prò hac vice tantum li nolli ut supra li siano ubligali per li denari exbor* serano, ma prima salisfato le refusure mendi et volti, et etiam possino recuperar li nolli venduti, el di questo sia scritto al capilanio di le predille galìe di Fiandra. Ave : 128, 8,13. Fu presa. Sono zonte qui le nave di Levante, una, l’altra è restala per esser separada, et è restà in miseria questa venuta per la gran fortuna, con molle altre nave qui in porlo, a li 17 dequeslo si ruppe la ma-zor parte, perduto assà mercadanlie. Missier Andrea Doria, ha l’armala sua in golfo di le Specie, ha armato uno galion con homeni 200 suso el 60 carde di arlelarie, et è andato a danni de infideli. 1 Diarii di M. Sanuto. — Tom. LV. (1) La carta 155* è bianca. si