181 MDXXXl, NOVEMBRE. 182 et copioso di molle et diversa vivande, et a li mei ludi, quali erano venuti con me, fu dalo da manzare. Fornito il disnar, dali li presenti in man de li capigi jusla il solilo, il bassa fece portar a se lo alicorno in la sua cascia dorada, la quale non volse per reputation si aprisse fino alla porla dove stanno li agii che la fu aperta. E tratto 10 alicorno e dato in mano al chiaus basì, et in-trali li bassa, con far portar insieme lo alicorno, enlrono al Signor, e quello posto sul maslabé apresso Sua Excellenlia dove la sedeva. Io sequitai, et con me il sopracomito domino Michiel Salamoi), 11 secretano, uno mio fìol e uno mio nepole, i qualli tutti basorno la mano. Feci etiam venir il reverendo domino Marco Grimani patriarcha di Aquileia, il quale de qui si atrova, venuto per veder queste parte ; come mio consanguineo et parente lo fece intrar. Ritornati loro fuora io apresentai la lelera cre.lential in uno sacheto di raso d’oro, come è bisogno si fazi, et li usai le parole scritte di sopra, per il magnifico Imbraim composte a parte a parie. Sua Maestà imperiai, al mio intrar et fino stili alla sua presenti«, siete sempre con optima ciera et aliegro volto, riguardando alcune fiate lo alicorno, il qual è sta gratissimo a Soa Excellenlia e a tulli: li magnifici bassa è resta grandemente salisfuli. Partito de lì, acompagnato dal chiaus basì con li chiaus e da tutta la nation a cavalo, ritornai al mio alózamenlo. 82* El modo che teneno quelli corsari rhodioti in entrar e recuperar Modon, che fu con aver mandato avanti una nave soto nome de venitiani, li homeni, fingendo vender robbe a li custodi di la terra, in-grosandosi a poco a poco occuporno il porto. Fato venir li allri, con galìe in Porto Longo stavano ascosi, inlrono ne la ferra et la preseno; ma da poi a giorni Ire è sta per le gente di questo Signor recuperato et amazati li corsari. A la Porta, a mezo il pranso, Imbraim disse e mi dimandò a che giorno e con quante galìe io pasai da Modon qui. Alli 28 de avoslo, con tre galìe. Soa magnifìcencia disse havea scorso un gran pericolo, perchè li corsari stavano nel porto ascosli con haver disalboralo le galìe coperte con frasche, ma le veleno, come ha sapulo pasar per quel canal, e si non haveano in animo di far quello feno, sariano ussiti et vi haveria preso. Laudo Dio vi preservò di tanli mali. E si voltò verso li cadilescher dicendo : « Avete inteso il pericolo à incorso l’ambasador? ». Disse li cadilescher,quando vene la nova di Modon, diseno che Venetiani erano intelligenti di la cosa, et, per expurgar, soa magni- ficcncia usò lai parole. Et in dite lelere è che ditto Imbraim li disse, quando el fo a la prima soa visila-tion, eh’ el faria ne I’ avenir eie. Dii dito orator, di 12, in zifra. Scrive : De qui ho ritrovato uno oralor dii re Zuanne de Un-garia, venuto a far intender al Gran Signor come l’è chiamato da li principi lutherani di Allemagna a una dieta che se à a fare in Spira, e zercha li-centia da questo Signor di poter mandar soi oratori, dicendo, tulli questi principi è inclinati a questa Maestà, et li ha dato una lelera dii re drizata a lui oralor nostro, qual, aperta, la manda inclusa. Si Irò va etiam qui uno messo de Piri Pelro, baron di Ungaria, ventilo per nome de tutti li baroni, come se dice, qual apresenta al magnifico Imbraim una copa dorala, alla zercha 6 quarte, lavorata mirabilmente, costa assà danari, venuto per gratificar questa Maestà verso quelli baroni, i qual non so intendono troppo ben con el suo re. Del Sophì non c’è cosa di substantia. Di armata, prima la nova di Modon, si ragionava di meter fora fino 20 galìe ; hora par che sì fazi maior provisione, et preparano biscotto assai: dicesi che hanno scritto li asapi. L’amico nostro non è de qui, sarà di brieve. Il reverendo Griti non va in Polonia. Par eh’ el signor Ilironimo Lasco vadi a su pi i r lui in quella materia. Scrive poi senza zifra : El presente è famosissimo per tutta la terra per cosa mai più venula a questa Porla ; furno 3 capizi et ianizari da 110 che Io portavano, et sono avanzati alcuni hraza di panno, si lenirà bon conio di la penssion di Cypro. Poi sarò vestito vederò li conti. Questo Mamulh celebì volo la penssion dii Zante ; è il lempo, e non è provision alcuna. Di le cose di Ajas basà da Napoli di Romania, domino Polo Valaresso mi fè al Zante dar uno panno di Ponente, e dii trailo satisfarlo, et volea obligar di la caxa di una dona è qui. E scrive su questa materia. Copia di la letera dii re Zuanne di Eongaria, 83 scrita a domino Tetro Zeno orator nostro in Constantinopfli. Joannes Dei gratia rex IIuncariae, Dalmatiae, Croatiae etc. Magnifice, amice carissime. Prius intellexerimus ex fidele nostro spectabili et magnifico Ilironimo de Lascho palatino Syradiensi vayvoda nostro transilvano quanto studio et serviate amplexa fuerit vestra tnagnificencia negotia