557 vadino a Godego el Castelfranco. Fo terminalo mandar sier Hetor Loredan executor con maislro Jaco-mo inzegner a veder el referir. Iiem, fo falò Ire capi de queli cavano a li casleli el ponta di Lovo, numero 450, con ducali 5 al mexe per uno. Item, luor ducali 500 per spender. El redula la Quaranlia Novissima a requisilion de sior Gabriel Venier, sier Piero Morexini, sier Zuan Coniarmi, avogadori exlraordinari novi, per expedir sier Hironimo Malipiero de sier Zuane, fo soracomilo, qual fu preso in dila Quaranlia a dì .... fevrer passato de relenirlo, el qual se apresentoe, liozi volerio expedirlo. Vene Ire Consieri di sora, sier Nicolò Bernardo, sier Lunardo Emo, sier Pan-dolfo Morexini, et reduli, sier Piero Morexini so-pradilo lo menoe et li fece tre oposilion : prima, haver viciado el eonlo presentò ai Provedilori sora i conli, poi haver messo haver compra biscoti che non li comprò mai, tertio haver messo de haver dà danari a li liomeni de la sua galia, che mai non li dete ; et fato lezer el processo, compile el suo parlar. Gionse una fregata, vien di Candia, con lettere di quel rezimenlo, di 9 fevrer, la qual è picola, di remi IO, et è zorni 17 parli de Candia, et è venula a Corfù a quei rezimenlo, al qual essi Ueclori, di 6 fevrer, li scriveno haver habuto letere da Couslun-linopoli di sier Piero Zen orator et vicebailo nostro, di 18 zener, per le qual li avisa l’armata fa il Signor turco, et certo ussirà a dretura verso Corfù per andar in Puia et lo exercito audarà verso l’Hongaria, pertanto avisar debano el rezimenlo di Corfù di questo, con allre parole, come scriverò più avanti. Etiam fo lelere dii rezimenlo di Corfù. A di 2, la «ialina. Vene in Colegio sier Alvise Barbaro sialo iocotenenle in la Pairia de Friul, veslìlo de velu lo negro, in loco dii qual andoe sier Tomà Coniarmi, et referile di quele cose; fo laudalo dal Serenissimo. Vene 1’ orator de l’imperador, per cose parli-cular, di cerio contrabando trovato a un zenoese. Item, poi dimandò de novo di Conslanlìnopoli, li fo dito quelo haveano per le letere venute beri, con avisi da Constanlinopoli. Vene 1’ orator dii duca de Urbin, vien dal suo signor da Pexaro, dicendo il suo signor, p r li capitoli ha da slar con questo Stado ancora per do anni, qual è di rìspeto, in libertà de la Signoria no-slra, et per 4 mexi avanti la Signoria dia farli intender questo suo voler, sichè la pregava la Signoria li volesse dcchiarir il voler suo. Item, disse al- 558 | cune nove, per uno venuto dal Signor 5 zorni 35 partì da Constanlinopoli, et messe in scrilura. Di Pranza fo lettere di sier Zuan Antonio Venier orator nostro, de Itoan, di 26 zener Come ¡1 Crislianissimo re è lige 4 lontan de qui. E tulli li oratori e parte di la Corte sono venuti qui, excello il nonlìo pontifìcio, qual continua driedo la Maestà del re Cristianissimo. Et ha auto ledere di 9 aprii in posta di Roma con uno Brieve al re che’l papa lo avisa li apparati del signor Turco da mar et da terra per Italia, pregando Soa Maestà li dagi aiuto e consiglio. Questa Maestà auto il Brieve disse: in Dieppe li darìa risposta. El qual nontio la sol cita. Il reverendo episcopo di Visestre oralor anglico è ancora qui ; fo ditto era per slrenzer più la lianza, tamen è per la cosa del matrimonio, et dice pubblico quel Serenissimo re voi quella donna. A li dì passali venne qui uno 267* ditto il Corsimi, nontio dii re Zuanne, qual è poi passalo in Ingallerra. S’é ditto manda il duca di Albania in Provenza per far restaurar l’armala et guarnir quelle città di mar. Questa Maestà non voi andar in Brelagna ; a dì 20 fece publicar in Paris et in tutte le principali de le sue provinlie, qual è decreto come solenne leze.de riunir tulli li beni della corona di Franza zoè li siali et domimi in cadaun loco del suo reguo el existenti appresso et in nome de ogni qualunque sia, excelli li principi del sangue solamente, el ex tunc da quel giorno manzi possesso et fruiti se intenderlo romanirpieno iure alla corona de Franza, sichè tulli li siali et domimi dati per inanzi da altri re el da Sua Maestà, et per vendela et in recompenso de servicii in pegno over in dono, tutti ritornino libera el absolutamente alla prefata corona, reservandosi tamen di restaurar per altro modo quelli che hanno usque modo po-sesso, se pretende ragion alcuna, con quella etiam dechiarato che a quelli che barano compralo stalo o dominio, quale habbino da 10 per 100 de utilità si debbi provederli de li soì danari, ma da-10 tìn 20, quelli 10 di più li sia posto a conto del cavedal et più de 20 se intende persi lutti li soi danari, come quelli che inganarono la corona. Questa cosa è stata mal grata, et è da molli mexi, ma non prima conclusa et per questo non l’ho prima scritta ; è cosa importantissima el di gran momento el stupor. Et si ode dire che la securezza dì fìoli che il re ha, 1’ ha condula a tanto effetto, visto per altre serenissimi re, ma non mai posta in execulione. Scrivo tulli li altri oratori hanno avisi di le cose turche-sclie, da lui in fuora. MDXXXII, MARZO.