145 mdxxxi, novembre. dì Alexandria, di 9 et 11 octubrio, particu-lar, in sier Andrea Bragadin qu sier Alvise procurator, li scrive sier Daniel suo fiol. Come non fariano muda per non esser specie, solum 400 colli in lullo, zenzari, un pocho di piper et sporcho, non è canelle e pochi garofoli, et che valevano li zenzari ducati 60 il canter et il piper ducali 127. Et che si ha nova, al Ziden erano zonti 400 colli di specie di più sorte, ma non haveano gambelli da condurli, et che una nave francese, erra lì in porlo, havia leva tutte le specie, da colli 1500. Et che non erano sta cargà solum 40 colli fin liorra su le galle. Et che il Judeo.....diceva faria romper muda. Con altre particularità ; tamcn non vi é specie. Vene in Colegio il conte Mercurio Bua, solici-lando fusse messa la soa parte che, da poi la sua morte suo fiol havesse tutta la condutta etc. Da poi disnar, fo Pregadi, et leto lettere di Roma, di Candia, dii provedador di l’armada, et vene da Milan do lettere, le qual con quella vene a dì 13, fono lecle. Il sumario ho scritto di sopra. Fu posto, per li Savii a Terraferma sier Tho-mà Donado, sier Zuan Dolfin, sier Marin Jusli-nian, sier Francesco Contarmi et sier Piero Mo-cenigo, una parie zercha Cividal di Belun, videlicet acreseer utilità al podestà e capitanio presente, eh’ è sier Tomà Gradenigo, di lire 82 di più al mese di salario, Ja qual dice cussi : Alento la suplicha di oratori di Cividal di Belun leta hora, i qual voleno dar al presente relor suo e successori, dii suo, con diminuitone di la spexa de li stipendiali di quel castello, hessendo spexa inutile, et azonzer di salario lire 82 di pizoli al mexe per spexe, principiando dal dì presente, di danari di la comunità, con questo, che dilla comunità pagi le 30 et 40 per 100 di rectori e di la sua corte, et li stipendiali dii castello siano reduli nel contestabile presente con 4 stipendiali continui, né possi esser caso alcun di benemeriti posti lì, ma stagino in vita sua, l’altra spexa cessi, e il salario dii caslelan, è di lire 232 al mexe, resti intaclo, il qual non possi far né caneva nè vender viu ingrosso nè a menudo per modo alcuno. Ave : 99 di la parte, 79 di no, 16 non sincere. Et fu presa. Fu posto, per li Consieri: Atento la suplicha di la comunità di Muia leta a questo Couseio, la qual richiede tavole 400 et travi 60 dì larese per reparation di la torre de li castelli et una parte dii palazo del relor che minaza ruina, pertanlo sia preso che di l’Arsenal nostro li siano date le sopra-scrile robe, et il resto fazi a so spexe. Ave : 138,4,7. 1 Diarii di M. Sanlto. — Tom- LV. Andò in renga sier Piero Orio, patron a l’Ar* senal, e contradise, dicendo, Cividal di Bellun non paga altro, per li soi privilegii quando si dele a questo Stado, dia ducali 1000 per regalia al Serenissimo a l’anno, e ducati 500 di la daia, di la qual si paga il relor e caslelan, et ha uno castello, et è grandissimo odio tra nobili e populari, i qual populari sla in li borgi, et voriano fusse fanti nel castello aziò li nobili non havesse a dominar la terra, et che la daia vien messa adosso a li populi, per tallio adesso i voleno dar questo salario al relor, mostrando dar dii suo, ma si da di quello si paga il castellati e fanti in castello, e non è da mudar altramente, intno meler fami col caslelan, qual è per gralia sier Andrea Dandolo qu. sier Polo e compie presto, e farne uno altro ; con altre raxon ben a proposito ditte. Et li rispose sier Thomà Donado, savio a Terraferma, dicendo è slà relor a Cividal di Belun, e non è tanto odio come è slà dillo, laudando la so parte, e eh’ el pagano dii suo, el, vedaado è stà cresudo salario a Feltre, etiam voleno acrescer al suo relor, aziò li vegni liomini di più re-pulalion, con ducati 30 che haverano al mexe, per il che hanno man lado in questa terra li soi oralori, persuadendo a voler la parte. Andò la parte: 16 non sincere, 79 di no, 99 di la parie et fu presa ; la qual si doveria meler a Gran Conscio, come fu messa quella di Feltre, tamen non si melerà. Fu posto, per li Savii dii Conseio e Terraferma, una lettera a sier Marco Antonio Venier dolor, oralor nostro in Corte, in risposta di soe di 8 et 10, zercha la indignalion à preso il Ponti-fice per la caxa daia al duca di Ferrara, dicendo, non havemo fato cosa nova, ma fu preso dargela fino dii. .. , et per amor dii legato, episcopo di Puola, non volessemo farlo ussir de lì, adesso che l’è morto l’aauta, pertanlo Soa Beatitudine dia acquescere, conoscendo il bon animo nostro verso di quella, con altre parole. Et in fine si dise, Soa Santità è prudentissima, saverà proveder, e nui non mancharemo dal debito. Et sier Piero Mozenigo, savio a Terraferma, non voi in fine si diga cussi, ma voi si diga che di questa cosa nui non mancharemo dal debito, per che li Savii si tolseno zoso di questo dir, non mancharemo. Et sier Zuan Dolfin, savio a Terraferma, non voi ni una ni l’altra, ma si diga che le altre parole senza dir « Sua Santità è prudentissima eie., né nui non mancharemo dal debito ». io