41 MDXXXI, lhomeni. Et intrato in casielo, con suoni de diversi instrumenli et de campane, fu conditilo lo illustrissimo signor duca de Milano a le stanzi« ordinatoli, .quale erano designate per il Signor mio per esser comodi di la signora duehesa ; ma, per esser tanto richamente apparate, el Signor mio mandò a dire a madama che vi alogiase il signor duca de Milano dentro, et così el Signor mio entrò in uno altro slogamento mollo ben adornalo. Ma el signor duca disse che quelle erano le stanzie destinate al Signor mio, et comode a le stanze di la signora duchessa; non si volse spogliare a modo alcuno, ma mandò a dire al Signor mio che venisse a pigliare le sue stanzio et lasarli le sue; el ancor che il Signor recusase, non fu mai possibile, et fu forza an larvi et baratare le stanzie. Et perchè vi erra uno uscio, tra la camera di la signora duchessa el quella del Signorino, muralo, perchè il signor duca erra allogato lì, si smurò per far il transito. La sera me Jema, che fu hieri, tirella un horra di nolte si congregorno alla camera di la illustrissima madama marchesa, qual è in letto, lo illustrissimo signor duca de Milano, signor marchexe di Monferato et il signor Antonio da Leva, e lutti questi allri signori et gen-tilhomeni, quanto capeva la camera, ove erra lo illustrissimo Signor mio, qual haveva perhò visitalo madama prima con li stivali in piedi, el vostra excellenlia si può imaginare quanto teneramente lo abra-ziò et bascjò con le lachrime a li occhii di dolzeza. Fallo venir adunque la signora duehesa, il vescovo di Verzelli fece le parole, et cosi il Signor mio la sposò con gran jubilo de ogniuno. Stato un pezo lì finché si cesò di basiare le mano alla signora du-chesa, ogniuno andò a cena. Doppo cena si pralichò di accompagnarsi ; alla fin si concluse, et madama istessa la volse scompagnare al letto et darli la benedilione a tutti doi con parole tanto amorevole, che quelloI’ udivano non possevano astinersi de lacrimare di contenteza. Et così Dio fazi che segua quella felicità che si desidera et sperasi, per esser bella, gratiata, humana, virtuosa et savia, et son certissimo che vostra excellentia restará molto salì-sfata et contenta. Questa reatina il Signor mio mandò, per il magnifico missier Francesco Gonzaga, a farli il don di lezoie. Iloggi, doppo disnare, si è fallo festa fin sera, ove erano molte gentildonne de bona grafia. L’ habito di la signora duehesa, la sera che fu sposata, erra una solana di raso bianco con liste * de ricamo d’argento, una veste sopra di Iella d’ argento tirato, con uno collelo allo ricamato di perle con molte gioie inserte, una cìnta di gioie, et OTTOBRE. 42 uno scufiotlo bianco con ipoili diamanti ligati dentro per tulio: hoggi haveva una solami di Iella d'oro, et una vesta de tella d’oro de sopra in bianco olabetlo, fatta a quadrelli attacati con fioeheli politati, una cinta de gioie, un colletto recamato de gioie, el un scufiotlo pur bianco, simile a l’altro, con molli diamanti Jigatì dentro. Li apparali delle stanzie di! Signor mio sonno: la sala ove mangia con li signori et genlilhomeni, grande e tutta apparata, dal solare in terra, de Iella d’oro e veludo verde; la prima camera è, dal solare in terra, di tella d’argento et veluto(anelo,interla-gliato P uno con l’altro con bel disegno, el letto con la tra bachi) di tela d’argento e veludo tanelo ; la secoli la camera apparala, dal solare in terra, di tochà d’ oro in campo turchino, et medemamenle il letto, et trabacha turchina de raso ; la terza camera, ove si sono acoippagnati, erra coperta, da ciel in terra, di Iella d’ oro et fella d’argento, et cosici cielo sopra la letiera è di tella d’oro in cqmpo ze-zolino. Ogni malina il Signor mio, come è vestilo, va a visitare madama illustrissima, et doe volte, da poi disnare e nauti la cena, et starisi molto ale-gramente. Si dice eh’el signor duca di Milano se partirà dimane o pasato dimane. Hincresemi non sapere rendere meglio conio di queste cose a vostra excellenlia di quel ch’io lazo per debito mio. Summario di lettere di missier Francesco Ta- 17 berna, orator dii signor duca di Milano, di 19 et 20 Septembrio 1531, date in Brìi- seie, scritte al prefato signor duca de Milan. Che havendo il Christianissimo et la serenissima regina sua consorte per molti mezi procurato dì abboearsi con la Cesarea Maestà avanti passi ip Germania, et essendoli sempre stato negato con honesle excusatione, finalmente Sua Maestà Cesarea è stala contenta compiacerli, con questo che non voleva che tra essi si parlase di cosa che fusse contra la capitulatione de Cambra! et Madrid. Che Sua Maestà Cesarea, et per il signor comendatore Covos et per bocca lei, havea (alo saper al prefalto Taberna che scrivesse a sua excellenlia assecurandola che in quello sboccamento non si traleria nè faria cosa che gli polesse apportar danno. Che l’imperator havea parlato al reverendissimo legato Campegio et oratore veneto in conformità, el perchè ogniuno sia chiaro che Sua Maestà non è per deviare da la già stabilita tranquilità de Italia.