MDXXXI, beno 8, over 10 giorni, clic per quello tempo ili più ultra il soprascritto refrescamento, Sua Excel-lentia sia obligala ad provederli etiam di pane et vino per il loro vivere, et questo di giorno in 262* giorno ad arbitrio de li prefati signori protonotario Carazolo et vescovo di Verzelli, et tutto a spese di Sua Excellentia, honeslamente secondo il numero de le bocche. Et volendo prima il prefalo domino .Ioan Jacobo scaricarsi di gente di Lecho el Musso, che lo possa far a suo piacere nel modo ut supra, zioè quanto a la parte di aver il viver per il Sialo di Sua Excellentia. Che lutti li pregioni, se rilrovano in poter del prefalo domino Joan Jacobo et soi fralelli et altri, quali haverano haver la gralia di Sua Excellentia ut supra, così sguizari et grisoni, come italiani, el di qualunque altra nalione, etiam che havessero falla taglia, siano relaxali liberamente et senza alcuno pagamento di taglia. Che dal canto del prefato signor duca et signori commissari sguizari et grisoni, a nome ut supra, et soi colonnelli capi el quanli subditi loro sarano relaxati liberamente el senza alcun pagamento di taglia li pregioni del prefalo domino Joan Jacobo el soi, quali si ritrovarano in poter di esso signor duca et signori commessari et oratori svi-zari et grisoni a nome ut supra et soi ut supra che havesseno fallo taglia. Che’l prefato domino Joan Jacobo et soi fratelli per tulle le exalione Alle da qualesivoglia persona in lutti li lochi el paesi che ha tenuti al tempo de la guerra non possino esser molestati in modo alcuno; il simile se intende di tulle le mirale scosse in li paesi ut supra et che se scoderano per virtù de la presente capitulatione, nè per quella gli possa essere usala relenlione alcuna. Et è determinato che de li presenti capitoli se no faziano Ire copie soltoscritte di mano dii prefato signor duca et de 11 prefali signori commessari el oralori sguizari et grisoni, a nome ut supra, et sigilali de li loro sigilli. Item, solloscritti et. sigillati dal prefato protonotario de Medici. Aduni in arcae portae Jovis Mcdiolani in camera cubiculari prefati domini ducis, die 13 fehruarii 1532. 263 Di'sier Bertuzi Coniarmi capitanio dii galion, date a la Zefalonia a Argostoli a dì 12 zener, ricevute a dì 26 fevrer. Come a dì 12 dezembrio scrisse dal Zanle li bisognava impalmar e conzar la barca. A di 7 di zener capitò febbraio. 548 in questa ixola do galle di Monaco, Puna sorse in questo porlo, che è la capitana, l’altra a Viscardo, le qual dicono venir da Mesina armale lì con una fusla el uno galion di bole 600 in 700 armalo a Zenoa per domino Andrea Doria, sul qual è capi-lanio Cristofolo Doria suo nepote, et si partì da Messina a dì 3 il galion, zorni 3 avanti le galie per andar a dar uno arsalto a la Valona el prender alcuni schiomi, haveano per spia, che cargavano de lì per Ancona, e veder di brusar 4000 remi del signor Turco che erano lì. Et venendo a la volta di Cao .Santa Maria, li asaltó una fortuna di maistro et tramontana, che li ha falli scorer in queste acque con grande loro travaio, el con effello erano malmenale, ma di zente ben in ord ne liomeni 200 scapoli per galìa, maxime la capilania che ha più di quelli di la zurma di la fusla, la qual per fortuna recuperò li homeni et fé laiar il cavo a la fusla e lassòla andar a seconda. Et che mo voleno andar in Levante per andar a trovar la conserva del galion e uno allro galion armalo, qual si parli è zorni 40 avanti di loro, e andò a scorsizur per la costa di Barbaria, dicendo hanno ordine di trovarsi a la volta di Rodi. Io feci intender al capitanio de dilla galìa si levasse de qui e andasse via, nè voleva l’avesse vittuaria, nè pratica in questi contorni, el si vardasse di non far danno a noslri. Ri-sposeno, come feva tempo, volentieri si parleriano, et che non haveva fallo danno ad alcun de noslri, nè è per far. Et cussi a dì 10 si parli ditta galìa, fatta la volla-di canal de Viscardo a la volta dii Zanle, el a li 6 arrivò lì, et a di 9 si parli el andò a la volta di Levante; et, come intese, l’andava in Levante zercando do gaiioni francesi insieme con la Bravosa ; i qual gaiioni vanno a roba di oguiuno, et per avanti haveano sachizà una carachia zenoese el poi messa a fondi. Et per questo vanno zelandoli per far le sue vendete, tamen questo penso non sia il vero, ma vanno in Levante non potendo haver fallo quello voleano far a la Valona. Et a dì i) il capitanio de la galìa parti, el, come il Pro-veditor dii Zanle mi ha scritto, è slà visto a Viscardo sortir 7 schierazi corfuali, uno veniva da Patras, era suso uno turco con robe et uno iudeo, Ira cere, sede et cordovani per valuta di ducati 12 milia. El patron di la galìa dila tolse questa roba, il (ureo smontò in terra, et non la potè aver ; et mi scrisse vedesse recuperar dila ròba, qual era sorto de qui ver§o Santa Marina al largo. Et li rescrisse vedesse di rotenir qualche suo homo. Hor esso capitanio fè intender al capitanio