263 MDXXXI, DICEMBRE 264 Inni con la credenza slretissima. Sier Marin Justi-nian, savio a Terraferma, voleva cerla soa oppinion ......et sier Piero Mocenigo, savio a Terra- ferma, voleva scriverli etiam non andasse cussi busamente in le action soe, et fè lezer iierum la lettera dii Signor turco, scrive alla Signoria come l’oralor Zen si ha nobilitado per averli basa il zenothio, et dir <ì la vostra servitù », cose insolite, et fè lezer la lelera scrisse al tempo che sier Toma Mozenigo so fra lello fo oralor de lì, che non dice cussi.. Et nota. Parlò sier Hironimo da chà da Pexaro, è di Pregadì, qu. sier Nicolò, dicendo..... 127* ¿lì 27, domcnega, la matina. Fo le ter c di V oralor nostro a Milan, di IO. La copia sarà seri la qui avanti. Da poi disnar, fo Gran Conseio ; vene il Serenissimo. Fu posto, per li Consieri e Cai dì XL, la parte presa in Pregadi zercha far li 3 sora i Statuti, et fu presa. Ave....... Fu posta, per li dili, la gralia di Lodovico . . . . . . spìcìer, debitor a le Raxon nove di ducati 600 per perdeda di dadi, voi pagar di Monte novo, ut in gratta, et fu presa per tutti i Cousegiì : balotà do volle, non fu presa, voi ì cinque sexti. Ave la prima volta............. Fu fato dii Conseio di X, in luogo di sier Toma Contarmi, va luogotenente in la Patria di Friul, et rimase sier Matio Viturì, fu al'luogo di Procuralor, qu. sier Bartolomio, et altre 8 voxe e tulle fo bai -lolade. A dì 18. La note fo un lemporal grandissimo di vento de......che za molti anni non fo il par, adeo fè cresser l’aqua molto et vasto assà pozi di la terra, et rebaltò una nave a Santo Antonio di sier Marin Contarmi qu. sier Bortolomio, di botti 450, e Dio volse non erra alcun uavilìo sora porlo che indubitatamente dal margrando et vento veniva in lerra et sì haria rotto. Di Pranza, fo letere di sier Zuan Antonio Venier orator, di 22 et 29 et 2 di l’instante, da San Quintin in Picardia. Scrive, il re con la rayna partì da Compagne a di . . . novembrio, et va cazando per camino : li oratori lo siegue. Et scrive esser ritornalo il suo messo andò da Cesare con li danari per aver le terre di Bergogna che sono eie. La copia sarano qui avanti posta. Da Crema, dii podestà et capitanio, di 13, et da Brexa, di 13. Con avisi di le zente spagnole ut in eis. Il sumario di le qual letere sarano scritte qui avanti. Di Poma, dii Venier orator, di 10 et 12. Come erra stato col ponlifìce et comunicalo a Soa Santità li avisi da Conslantinopoli...... . . Item disse a Soa Beatitudine, fusse contenta concìeder alla Signoria nostra la nomination di episcopati. Al che rispose : « Quella Signoria non mi da causa, non ha voluto dar lì posessi di Treviso et Corfù et altri ; ha dato la nostra caxa al duca di Fe-rara ». Con altre parole ut in litteris. Poi li disse, le cose di Lucha erano aquietade, et ìnlralo dentro uno dì Pazì............. Item, zercha le cose dii divortio dii re anglico, in concistorio erra slà tralato de . . . . , al che ¡1 Cardinal Montihus parloe che........ In questa matina in Quarantia Criminal, redula in Colegio per il caso di Santo di Santi, li Avoga-dori extranrdinarii sier Cabrìel Venier e compagni mudò parte, et cazono li parenti di Provedadori stati sora ì Conli, videi ice t sier Nicolò Bernardo, sier Pandolfo Morexini, sier.......consieri, sier Zuan Barbarigo cao di XL et altri dii Conseio di XL, et messeno una parie ch’el fosse sospesa la condanason fala in le do Quaranlic, che al dito Santo li fosse cava un ochio e laià una man, non dagando in nota eie., et havendo dà certa scrilura dì Pagadori a I’ Armamento, perhò sia preso che ditti Avogadori e lui Santi debbano per lutto il mexe di zener aver conta et visto et aldìto li paga-dori predili dal 1524 in quà, e poi si vengi a questo Conseio a tratar si la ditta condanason dia esser exeguida o non. Parlò ditto sier Cabriel Venier. 32, 2. In questa malina introe Avogador ordinario sier Piero Mozenigo di sier Lunardo procurator, in luogo di sier Mafio Lion à compido, sìchè in do anni è siati Avogadori ordinarii 2 fradelli da chà Mozenigo. Copia de avisi de Pranza, auti per letere da 128 Ferra de 28 novembrio, scritte a l’ orator di Iranza è in Venetia, dii 1531. Che lo imperatore non ha voluto recevere li 250 milia scuti ch’el re Chrislianissimo gli havea mandato per recuperare le terre di madama di Vandome che sono in Fiandra a lui impegnate per la dilla summa, et molli se sono maravegliali, et monsignor don Humieres ha fatto ritornare indrio