567 erra la Cesarea Maestà, el si spazava un pliclio per Italia. Da poi Soa Maeslà parlile da Bona per aqua, vene a Maguntia, dove è stata lì tfo zorni, da poi se partì con pochi zenlilomeni soli de la corte sua, et passato il Reno, vene per il paese dii conte Palatino elector fin in flidelbergo, loco suo principal di dito palatino. Et lì li Consieri, con il resto de la Corte se in.lrizorno qui, dove quarto giorno se intese che dita Maeslà he la caza in corso li era caduto il cavalo solo, et datoli sopra una gamba ; perilchè ha mandato a torre in queste terre alcuni medici ; ma riporla uno fralelo do questo reverendissimo legato Campegio, qual è zentilomode Sua Maeslà, manda- lo a posta per intender dii suo male, et dice Soa Maestà non si è rota nè slogata la gamba, ma solamente marata un poeo, et si havea fato portar in letica in Hidelherg. Oggi doveva venir a Prusel longi 4 lighe de qui, et poi non venirà qui per aviarse per la via drela a Ratisbona. Questo reverendissimo legato hozi se parte, el cussi farà li altri oratori et io. In Magonza intesi dal marchese Gioan Joaehino di Brandiburg, come il re de Romani havea piedi do oratori al Signor turco, per tratar el concluder qualche trieva, uno di qual è il conte Lunario da Nogarola. La lelera di salnilri è stà signata in Magunlia, el secretano Cesareo l’ha portata con lui, etc. Item, fono etiam Teiere dii dito, pur di li fevrer, in si fra, drieate a li Cai di X . . . Po lelo una scritura mandata per domino Jacobo di Leonardi da Pexaro dot or, orator de lo illustrissimo signor duca di Urbino capitanio generai nostro da terra. La qual dice in questa forma : Serenissimo Principe. Dico che mercore a dì 30 dii passato, a bore 3 di note, comparse al signor duca mio principe uno Fiorino fiorentino, homo che io 1’ ho conossuto al tempo di papa Leone, sopraslante a li sali in Zer-via ; il qual era vestito con stivali et tutti li altri abiti da turco, et in lesta havea una barela de martori, che diceva lui esser di la sorte medema de quela porta missier Alvise Griti fiol di Vostra Serenità. El qual fiorentino disse esser da giorni 35 che partiva da Constantinopoli, el che ivi se facevano preparalion grandissime, el per mar et per terra ; et che a la Valona se faceva asunanza et de vituarie et de monition et de gente, el che di qua 568 erano in aqua legni assai dii Signor turco, che se inviaria in questo golfo fuste de corsari che havean hauto salvoconduto dii Signor turco, et che certissimo se diceva de la impresa de Italia, et che a la volta de Bongaria, per quelo lui havea inteso, se inviava al numero di 400 milia homeni. Disse che si trovò quando uno certo fiorentino chiedete li-centia di partirse el condur la moglie che era greca in questa parte de Italia. Et che Ibraim rispose, che facea male levarla hora di là, hessendo che di le christian« de Italia, nnnti passasseno molli giorni, ne sarebbeno condute in Levante numero grande. Disse anche che si dice publicamente che ’1 Signor turco verrebe a la Valona con intentione, se cosi iudicarà opportuno, de venirsene in Italia dlieto a l’armata. Referisse come, che li ianizzari tuli sono ad ordine, et che una parte di loro harà archibusi, l’altra archi, et tra loro non vi sarà altra sorte d’arme. El che in Conslanlinopoli se facea massa grande de archibusi mollo beli, fati a modo de Italia, dove erano anco maislri de Alemagna bonissimi che lavoravano ad inslantia dii Signor, non men bene che si facia di quà. Conclude in ef-feto che senza dubio alcuno se farà l'impresa de Italia et di Alemagna, che li iudicii erano varii don- 272* de havesse a scender l’armata, o in Puia o in Sicilia, che molti concludeano che sarebbe in Puia. Dicono che publicamente se diceva, che ’1 fio!o de Vostra Serenità reussendo l’impresa de Italia sarebbe re di Napoli, et parebe che dicese che ’1 prefato Solo di Vostra Serenità o fosse partito per Valachia o fosse in procinto de partir. Et che in Constantinopoli havea trovato alcuni soldati chri-sliani, tra li quali disse barar conossuto Ricardo da Pitigliano, che è stato al soldo de Vostra Serenità, el uno che sapea esser da Pexaro, ma non se ricordava dii nome. Di la inteligentia che pubblicamente si dicea che ’1 prefalo Signor turco havea con quel potentato chrisliano, io hodito questa mane a Vostra Serenità. El sopradito fiorentino disse volersene andar a Roma. Nota. Il potentato chrisliano è il re ‘di Franza. Bor, compito de lezer le Ielere, havendo il Colegio mandato a dir al Serenissimo saria bon chiamar il Conseio di X con la Zonta, per tuor licenlia dal Conseio di lezer al Pregadi questa letera dii Tiepolo, et una di Franza, et una deposilion, et tolto lieentia ussileno fora, el per il Caroldo secretario dii Conseio .di X, .con grandissima credenza, fo lele le dite do letere et la deposilion. AIDXXXII, MARZO.