129 HDXXXI, NOVEMBRE. 130 per un eleo, l’allra in la tempia zancha, un’altra sotto il scaio zancho, di ponla, entrante per un dedo, et una altra su la man zancha Ira el detto polize e l’indice, et 6 in la schena, da drio, di le qual sono do o tre che sfondra. Siché questi asassini traditori a una simplicela donna usono tanta crudeltà. Li fo trovato soìum ducali 8 di mocenigi in uno forzier. Io, per il parentà ho col marito, subito a horre 2 in 3 fui mandato a chiamar, e stili fin 9 horre di note lì. Caxo veramente atroce, e ili farne gaiarde provi-sion per saper li maltatori tutti, overo li mandanti et complici. Et fo mandato da sier Mallo Lion avo-gador, el qual mandò Hironimo Auguslini scrivali di F oficio a formar processo : et il dì sequente poi disnar, havendo io in nome dii marito formata una compassionevole e tremebonda querella, insieme con sier Alvise Ruzier suo cugnalo, la presentatilo in Quaranlia al prefato Avogador. Quel seguite, scriverò. A dì IO. La «ialina et poi disnar fo un podio di pioza. Tutta la terra fo piena di questi do orribe-lissimi caxi : uno tremebondo, eh’ è la morte di la sopradilta meschina, e il modo atroce, unde molto si parlava, dando la colpa chi a Julio Sóvergnan suo amante che la robò, chi ad altri; l’altro,che Alvise Zantani, che havia fama de inlegerirno, havesse tolto tanti danari di la Procurala richa. lo non fui a San Marco ni a Rialto, per star a clià Venier, e perhò nulla scrivo. Da poi disnar fo Conseio di X simplice con il Colegio, et fo leto il conslituto, de plano tolto, di Alvise Zantani gastaldo di Procuratori. Unde fo varie oppinion, ma concluso, questo caso non è dii Conseio di X, ma ben fu posto et preso ch’el dillo Alvise Zantani fusse ben retenulo, da esser poi co-messo per la Signoria nostra, per parte presa in Gran Conseio, di chi dieba esser il caso. Et cussi a Gran Conseio se dia meter certa parie. Da Milan, di l’orator nostro, fo lettere di primo di l’istante. Il sumario scriverò qui avanti. Da Bruxele, dii Tiepolo orator nostro, di 23 novembrio. Etiam il sumario scriverò qui avanti. Noto. In dillo Conseio di X fu posto parte, per li Consieri et Cai di X, che dillo caxo fusse comesso a sier Antonio di Prioli procuralor, qual con li Avo-gadori dovesse procieder eie. Fo contradilo per sier Alvise Mozenigo el cavalier et per sier Marin Justinian savio a Terraferma. Il Serenissimo parloe, et li Consieri e Cai si tolseno zoso, et nulla mes-seno. Et poslo per un Consier, che fo sier . . . . , / Di arii di M. Sasuto. — Tom. L V. el li Avogadori, il caso sia comesso a F A vogaria, ave do balote. Siché fu preso che il caso si havesse a terminar per Gran Conseio de chi el dia esser, perchè non è cosa aspelante a questo Conseio. El qual Zantani fu poslo in una camera di scudieri dii Serenissimo con guarda, et poi Irato et poslo . . Da Milan, dii Baxadonna orator nostro, 58 di primo novembrio. Come hozi, hessendo in castello, sopragionse lettere di campo de li 5 Cantoni, le qual non essendo tradutle, non se ha posulo aver parlicularità alcuna, solum che l’una e l’altra parte se havea reiratta alquanto, et si sperava che seguiría tratamento di qualche accordo. De Lecho sono ussiti Georgio Porro milanese et el Clia-ravacha yspano con 6 compagni, li quali sono andati in bergamascha, el el camparo del castellano, el qualle è slà preso da quelli dii signor duca: quello ch’el dica non ho possulo aver. Questo illustrissimo Signor ini ha dillo, scriva ai rcctori di Bergamo che intendeseno dove se ritrovano el quello volesseno far, et cussi io feci. Da Roma è gionlo ozi uno breve al reverendo Verulano nontio pontificio, che li cornette presti ogni favor ahi 5 Cantoni de Svi-zari, et maxime di danari, et non manchi. Per lettere di Roma al prothonotario Carazolo si ha che Nostro Signore havendo m.ilto persuaso Cesare a favorir con danari, et non resta di far quel medemo col re Christianissimo che con genie voi dimostrar-se suo deffensore, cosa che non à piaceslo a imperiali. 11 signor duca ozi mi disse, il Taberna erra per ritornar qui in Milan da Cesare, ben satisfato da Sua Maestà quanto si potesse desiderar. Zercha Parlellarie, di le qual erra dilficultà, sono pezi numero 60, erra slà concluso, la mittà resti al signor duca et l’altra per conio di Cesare, con questa condition, che ne li primi 30 di Cesare fossefio pezi 14, che forono condulti dal duca di Branz-vich in Italia, et li primi 5 che fonno fatti in ca-stelo di Milan per il Leva, le qual arlellarie dieno star o in castello o dove parerà alli agenti Cesarei, e per ordine suo si leverano di castello e mese altrove, et è slà ordinato le carette e altro, et serano mandate dove sarà ordinato per l’imperatore, excelto pezi 6 che dieno esser consígnate al marchexe dii Guasto. De li danari, li dia dar questo Signor, è stà ordinalo che zercha li ducati 20 milia di la investitura che fece il cavalier Bilia in Yspania, de li qual erra dilficullà tra li agenti Cesarei et questi dii duca, dicendo aver pagà (ulti, P