IL DIALETTO A VENEZIA naturalmente nel tempo e nello spazio; che cioè il Toscano o il Veneto, come il Francese, ecc., sono l’odierno Latino della Toscana, della Venezia, delle varie parti della Francia. Non bisogna però dimenticare i nuovi elementi che furono introdotti nella lingua che si svolgeva dalle vicende della storia o della cultura: nè le alterazioni che da esse furono occasionate nel primitivo assetto dialettale delle varie regioni. Quanto ai nuovi elementi, che consistono quasi soltanto nell’introduzione di vocaboli estranei a quel primo fondo latino ereditato, sarebbero anzitutto da ricordare le invasioni germaniche, che diedero qualche centinaio di vocaboli germanici alle lingue romanze dell’occidente; ma, poi, ogni popolo col quale un altro popolo viene per qualsiasi motivo a contatto, può dargli e riceverne vocaboli. Il Veneziano stesso, per esempio, ne importò molti de’ suoi nel Greco moderno. Si possono considerare come vocaboli stranieri importati anche quelli che si prendono dal greco antico o si foggiano di elementi greci per le nuove invenzioni o scoperte o applicazioni della scienza; e perfino i vocaboli latini introdotti nell’ uso dalla cultura e non già ereditati nè quindi svoltisi naturalmente dai tempi di Roma in poi; o, infine, i vocaboli italiani, che il dialetto ha preso dalla lingua letteraria. Per esempio, felise, può esser venuto al Veneto o dal vocabolario latino, per mezzo delle persone colte, o anche dall’italiano felice; ma non può essere invece una parola indigena, di quelle ereditate dal Latino, perchè in tal caso sarebbe divenuto, per lo svolgimento fonetico ch’è proprio del Veneto, felize, con ^ (cioè s sonoro). Del resto, l’azione della lingua letteraria sui varii dialetti, e anche sul Veneziano, benché esso sia ancora, per ragioni storiche, uno de’ più resistenti, va diventando sempre più intensa, da quando l’Italia è unita,