347 MDXXVIH, «AGGIO. 348 233') Ex litteris domini Franeisci Gonzagae, ex Orvieto, dici XIIII Apriìis 1528. Ilessendo questa malina in camera de Noslro Signor dopo fluita la messa, dove erano anche molli cardinali, vene il signor missier Jacomo Salviali con lellerc dale in Napoli di 5 del presente, che significavano li cesarei essersi retirati alli casali che sono lì sotlo Napoli, et che dapoi longo consulto fatto fra quelli signori capitanei se era determinalo redurre P exercito a Poggio reale, che è distante da Napoli due miglia, havendo fatto pensiero di stare meglio lì che mirare in la terra, sì per essere el loco elevato di sit > alto a poter.ìe fortificare, a che tuttavia se atendeva con molla diligentia el dove la vicinali» non li polea venir meno, come anche per mantenir P aqua che di lì va a macinare li molini di Napoli ; che secondo se intende, volendo francesi spingersi oltra pur verso Napoli, non possono baveri’adilo se non per questa via, la qual dovendosi expugnare, bisogna che combatino con lor gran disavantagio. Con il medesimo aviso è anche, che erano comparse sotto Monte Circeo 8 galee di mes-ser Andrea Doria le quale haveano preso due fusle de mori el sachegiato certa ¡soletta lì vicina ; et per relalion d’alcuni ch’orano venuti sopra una fregata el smontati sotto Gaieta, esso missier Andrea se drizava al camino de Napoli con ordine che P armala francese lo hnvesse a sequilare; la qual, secondo che dicevano era poco discosta et stava de hora in hora per congiongersi insieme ; cosa che iacea star con grandissima trepidatone lulta quella rivera, parendogli da ogni canto esser circondala di foco, et che non si potesse aspeclare se non ruina et excidio. Conferma che ogni cosa se sgombrava in Napoli, elfra l’allre parlicularità, dice che non si ritrovava un palino di drappo di seta chi lo volesse pagare par 100 scudi il brazo; et che con tanta fuga et furia si parleno le genti, che è cosa incredibile, reducendosi ogniuno alla volta de Ischia. Quatro barche cariche di gentildonne et gentilho-meni che se ne fugivano si sono anegate. Apresso, dice che li cesarei tengono Napoli, Capua, Gaela et Anversa, et lutto il resto del Regno è alla devo-tione de francesi. Vi sono poi altre lettere da Mola, che è di là da Gaieta i miglia verso Napoli, di 9 del presente, che dicono che, per relatione d’un cavallaro che alli 8 gionse lì in posta da P exercito - (!) La carta 233* è bianca. cesareo, il Marti santo si fece una gaiardissima sca-ramuza fra francesi et spagnoli ; el che dapoi Tesser stati alle mani longamente, ne restò de morti assai 233* da una parte et da l’altra, zioè de francesi 800, et de spagnoli 2000 con la persona del marchese del Guasto morto de artellaria. Per il che spagnoli accesi da furore haveano acetato di far la giornata il dì de Pasqua ; et per tal effetto haveano chiamato li fanti che se ritrovavano in Gaieta, che pono essere da 1500, che venissero ad unirse con P exercilo; ma pare che il governatore di Gaeta non habbia voluto consentire, dicendo non voler sfornire la terra, atento P essersi scoperta P armata di missier Andrea Doria. Et dice anco, francesi hanno guadagnato Poggio Reale. A questi ultimi avisi non si presta molta fede, si per venire di bocca de chi vengono, come che, quando fussero successi effetti di tanta importanti, cerio è che se ne haveria nova per qualche altra via di magior fondamento. Ben si pensa che più presto si possa credere alla lettera de Napoli ch’è di sopra, perchè pare che habbia più del ragionevole ; nondimeno, sia come si voglia, li significo a vòstra magniflcentia tutto quello che qui se intende Del medesimo, di 16. Per avisi del reverendissimo Colonna et d’altri, sono gioliti a Palermo fauti 2000 spagnoli, et 3000 se imbarcavano per venire a la volta del regno. Polize di 200 milia ducati erano expedite de diversi mercanti de Spagna a Napoli per soccorso di la guerra. Una paga hanno dato a li cesarei. Gionto lutto questo numero di fanti cesarei, dicono et di-mostransi desiderosi di voler fare la giornata. Francesi se ritrovano a li confini di la Puglia et adunano monitione el vituarie per tre giorni per caminare verso Napoli, el hanno palilo el patiscono oltra mo lo del vivere. Si tiene che le slrade da lo exercito francese in qua siano rotte, perchè di là si hanno poche lettere. Si tiene in effetto che lanzi-neclii debbano calare, et per li effetti che si vedeno hora, si iudica che le cose de lo Imperatore siano redule in gran favore, sì per il venire de novi lanz-chinechi et P aspetalione che si ha di l’armata di Spagna, con la novità che fece questi giorni Genova, et P essersi accordalo il castellano di Musso con li cesarei. Gli homeni dì Viterbo hanno data una paga a li fanti che vi erano, et quelle cose si sono in lutto assetate. Li spagnoli che sono in la rocha de Hoslia