541 MDXXVIII, MAGGIO. 542 derio de servir quella Illustrissima Signoria et la Serenità Voslra, dico eh’ io venni a Venelia, et con manco di quel che prima el signor Proveditor mis-sier Piero da Pexaro me havea dato intention mi affermai seco, essendome dato speranza grande che servendo bene et occorendo la occasione sarei re-conosciuto. Hora che la occasione era venuta, et eli’ io havea servilo quanto bene può homo da gue-ra servir, non ho mancato de pregar con ogni in-stantia el magnifico Proveditor che ricordasse el caso mio a la Serenità Vostra, et aneli’ io li scrissi in conformità. Da sua signoria mi fu dato grandissima speranza ; nra in effeclo cresciuto a molli et molti capitanei fati de novo. Allor eh’io sperava bona resolutione, me disse el prefato signor Prove-dilore che io haveria 500 fanti, cosa che me dete grandissimo dispiacere, sapendo ch’io meritava ma-zordemostralione, et che (a) la occasione mi fu dello da molti in Venelia eli’ io seria molto ben recogno-sciuto, conoscendomi eh’ io non son già novo in questo mesliero el che mio sommo desiderio è slà de servir sempre bene, ho perso la speranza de poter haver meglio per lo avenire con quella Illustrissima Signoria. Per il che io dissi al prefato signor Provedilor eh’ io intendevo de partirmi quando eh’ io non vedessi altra cosa de meglio; ma che io seria però sempre servitore in quanto polesi con honor mio a la Illustrissima Signoria et a la Serenità Vostra. Sua signoria me rispose ch’io non dubitasse che scriverà, de modo eh’ io remanerei sodisfato, et che la risposta veneria fra 5, o 6 zorni. * Havendo non solamente aspetato li sei ma li otto, dodeci el più dì quulordeci, sfocando alquanto la mia passione con el prefalo signor Provedilor, sforzato da l’onor mio, deliberai in luto de partirme. È ben vero eh’ io havevo deliberalo de non partirmi fin tanto che li inimici stavano sul dominio de la Serenità Vostra, ma (tessendo adverlido da mei amici eh’ io guardassi come venea in Verona, mi sono partito restando creditore de quella Illustrissima Signoria et non debitore ; et non ho voluto andar da imperiali anco che non mancassero de oferirme partito tanto honorevole che più non saprei desiderare quando eh’ io non havesse el rispeto che ho a la prefata Illustrissima Signoria et a Voslra Serenità ; anzi me ne son venuto qui da lo illustrissimo signor Marchese, presso el quale ero anco quando venni a star con la Serenità Voslra. Procurarò mo in questo loco, poi che la sorte mia ha voluto cosi, de trovare altro recapito : supplico la Serenità Vostra se degni haverme per suo servitore, perché anco che la sorto mia mi habi disturbato dal servi-tio suo sono però sempre in quanto polrò con onor mio per mostrarli sempre che io li sono affectiona-lissimo servitore, et desidero che se degni per sua grandissima Immanità far capace a quella Illustrissima Signoria et lei stessa che a zio me ha induto P onor mio, et che mi ha dolulo grandemente de non poterla servire almeno sin tanto che li nemici stavano sul Dominio suo, come ho deio ; ma la tema del periculo, per lo aviso che io hebbi, anco che m loco di tanto servii io fato non meritasse pena, me lo ha velalo. Restarò dunque servitor sempre de quella Illustrissima Signoria et de la Serenità Voslra; in quanto poterò non mancherò mai de dimostrarne lo effeclo el così la supplico se degni haverme per lale; a la quale bastandoli la mano humili-simamente racomandoini. Di Mantoa, a li 19 de Mano 1528. Sottoscritta : Di Vostra Serenità Pauìo Luzasco. Capitolo di lettere del campo sotto Napoli, di 22 Mazo 1528, scritte per l’orator del duca di Milan al suo signor. Narra il modo di la morte di Horatio Baion. La morte del signor Horatio fu, che essendo a veder lavorare li guasladori, andò per intendere de alcuni soi cavalli che havia mandato a discoprir ; et parendoli fusseno lardi di ritorno, volse in persona andare a veder che ne era. El qual andò che non havea sei cavalli con lui, et era disarmato. Cadde in una imboscata de inimici, et fu da lanzchenet assaltato, et mortogli sotto il cavallo, cascò a terra et li fu date tante ferite che apena si conoscea. Fu spoglialo et lassato ivi in terra. Sumario di lettere di sier Polo Morexini podestà et capitanio di Cividal di Belun, di 25 Mazo. Come, dapoi la descesa de cesarei in Italia, non ha scritto di tal materie; pur è qualche fama che ancora se aspecta un qualche numero de fanterie et cavalli per venir a unirse con le gente seno descese. Unde li parse ordinar a uno, qual adoperoe questi giorni passali per explorator, el qual andava fina a Brunich per sue facende, dove si diceva do-